giovedì 4 aprile 2013

Stage con il maestro Foglietta

Si svolgerà il sei e sette aprile, a Foggia, lo stage diretto dal Maestro Roberto Foglietta, VI dan, responsabile dei dojo Renbukai di Pesaro e Rimini.
Gli orari sono, al sabato, dalle 18.30  alle 20.30, e dalle 09.30 alle 12.00 la domenica.
Si tratta, come è ai più noto, di uno dei più valenti e stimati insegnanti italiani, incaricato (con sensei Travaglini) direttamente dal maestro Fujimoto, nel suo "testamento" didattico e spirituale, di dirigere gli stage internazionali invernale ed estivo.
E' uno dei miei insegnanti di riferimento, da tempo, e gli sono grato per l'attenzione che sta mettendo alla crescita, faticosa ma continua, del mio piccolo dojo.
Ciascuno nella diversità del suo ruolo, il suo è ben più gravoso, siamo entrambi responsabili dell'impegno di perpetuare e mantenere in vita quel magnifico e sterminato patrimonio di sapere e conoscenza che era l'aikido praticato dal maestro Fujimoto.
I raduni e le lezioni del maestro Foglietta sono straordinariamente intensi dal punto di vista fisico e psicologico.
Chiede sempre il massimo, una attenzione continua e concentrata, e riesce con la sua grinta a tirare fuori il meglio da ogni praticante.
Sono certo che chi deciderà di partecipare, si divertirà e tornerà certamente più preparato e motivato agli allenamenti quotidiani.
Dunque, accorrete.
Accettate la "sfida".
Sono sicuro che, ne converrete, ne varrà la pena.
A presto.
Luca

domenica 24 febbraio 2013

Ad un anno dalla scomparsa del Maestro

Il 20 febbraio scorso è passato un anno dalla morte del Maestro Fujimoto.
Mi capita spesso di parlare di lui agli allievi, che in gran parte non lo hanno mai conosciuto, ma non ho mai ben capito se mi riesce davvero di rendere efficacemente tutta la grandezza ed eccezionalità di questo personaggio, anche se considerato alla luce di altri grandi shihan e maestri che lo hanno preceduto e che ne sono stati contemporanei.
Sembrano incuriositi, e certamente comprendono, da quello che dico, quanta importanza abbia avuto la sua influenza sul mio modo di praticare e insegnare.
Tuttavia, ho qualche volta il dubbio che pensino che la mia fosse una specie di adorazione, una sorta di infatuazione, il che mi dispiacerebbe, perchè non si è mai trattato di questo.
Sono una persona abbastanza aliena da questi rischi, e comunque l'ho seguito troppo sporadicamente perchè potessi invaghirmi della personalità, certamente magnetica, del Maestro.
Comunque, quello che era impressionante era anzitutto la sua didattica.
Univa un sapere enciclopedico ad un talento unico ed inarrivabile, ed era un faro luminosissimo e rivelatore.
Era capace di scomporre e rimontare le tecniche e i movimenti, spiegarne ogni momento e aspetto, rendendo perfettamente comprensibile ogni più remoto particolare e segreto.
Non ho mai visto, in alcun altro Maestro, una capacità altrettanto sovraumana di dominare ogni singolo frammento della esecuzione dei waza.
Quello che era abbastanza stupefacente, peraltro, era che quando poi quei singoli frammenti venivano ricomposti, e l'esecuzione accellerata, la tecnica risultava avere la stessa identica precisione di quando l'aveva eseguita al rallentatore, fatto questo, anch'esso, mai visto presso gli altri pur grandi shihan.
Il suo stile, assai evolutosi negli anni, era poi straordinariamente elegante, fluido, sferico.
L'uke veniva letteralmente "aspirato" nel vortice che il Maestro riusciva a generare nello stabilire il contatto, senza tuttavia risultare stucchevole e "ballerino", come capita talvolta a chi tenta di essere elegante, e risulta spesso più simile ad un danzatore che ad un esecutore di tecniche marziali.
Questo era possibile perchè la scelta di tempo, e la gestione della distanza, erano letteralmente perfette.
Era poi una persona straordinariamente simpatica.
Sorrideva spesso, ed era eccezionale nel coinvolgere, incoraggiare.
Ricordava praticamente di tutti quelli che frequentavano le sue lezioni e i suoi stage, mostrando una memoria da questo punto di vista impressionante.
Soprattutto prima di ammalarsi, girava continuamente per il tatami, e tirava le tecniche con chiunque gli capitasse a tiro.
Ogni tanto si rabbuiava, ed era capace di fenomenali ramanzine.
Questo gli ha procurato numerosa avversione, e forse un pò è anche colpa sua, di qualche eccesso giovanile, o forse al contrario da sensei vecchio stile.
Con il tempo, comunque, questo aspetto era diventato decisamente secondario, e non esagerava mai.
Se c'era qualcosa che non condivideva, di solito raccontava qualcosa, aneddoti o espedienti analoghi, per farsi intendere.
Ed era, a mio giudizio, efficacissimo.
Ripeteva spesso che, per progredire, bisognava studiare, e farlo sempre con l'atteggiamento di chi è concentrato, presente, quello di chi sa che ogni volta può essere l'ultima.
Quando è arivata la malattia, terribile e spietata nel suo verdetto senza speranza, ha continuato a praticare, e lo ha anzi fatto ancora meglio.
Ha lottato come un leone, e ci ha impartito la più impressionante lezione di coraggio, dignità e amore per l'aikido cui si potesse assistere.
Spesso, in quegli incredibili due anni, ci ha detto di impegnarci di più, di tentare di capire di più, perchè lui non aveva più molto tempo.
L'ultimo stage lo fece in novembre, ricordo che aveva un braccio completamente fuori uso, ma sorrise e incoraggiò anche in quell'occasione, paziente e paterno.
Ancora non riesco a credere che non ci sia più, e il vuoto, per quanto cerchiamo tutti di andare avanti, è immenso, e la tristezza grandissima.
Avrei voluto dirgli quanto sia stato importante per me, e per l'aikido, ma spero e credo che lo sapesse.
Addio, grande Maestro.
Nessuno potrà dimenticarti.

venerdì 11 gennaio 2013

Stage 26 gennaio 2013, maestro Casale

Si terrà presso i locali del nostro dojo uno stage "monolezione" diretto dal Maestro Domenico Casale, V dan dell'Aikikai d'Italia.
Si svolgerà il 26 gennaio, sabato, e l'allenamento si protrarrà tra le 16.30 e le 19.30.
La quota di iscrizione, al fine di incoraggiare una massiccia partecipazione, sarà poco più che simbolica.
Mimmo Casale è, come sa chiunque sia un minimo addentro alla vita aikidoistica, un sensei stimato e apprezzato pressochè universalmente nell'ambiente.
Pratica da oltre trent'anni, e insegna da almeno venti.
La sua scuola, presso la quale mi reco ad allenarmi settimanalmente da oramai quattro anni, è caratterizzata da lezioni intense e, direi, divertentissime.
Mi hanno aiutato a prepararmi per l'esame di terzo dan e sono assolutamente convinto che il lavoro fatto con loro, e dunque con Mimmo in primis, abbia dato enormi frutti, e mi abbia consentito di superare la prova in maniera relativamente agevole.
Era, mi è sempre sembrato di intuire, particolarmente caro al Maestro Fujimoto, che credo lo stimasse anche sotto il profilo tecnico.
Penso abbia, obiettivamente, un talento che raramente mi è capitato di vedere in altri pure affermati praticanti.
Ritengo che ove avesse scelto la strada del professionismo avrebbe fatto grandi cose, ed è comunque un autorevole interprete del Maestro, soprattutto della sua fase "anni 90", per così dire.
Fisicamente sembra un ragazzino, e vederlo all'opera è da questo punto di vista piuttosto impressionante.
Gli devo, poi, anche altro, perchè ricordo vivissimamente un articolo da lui scritto sulla rivista dell'associazione (quando ancora era una rivista bellissima, e stendendo un velo pietoso su questo argomento), e  che lessi quando avevo pochi anni di pratica, nel quale con straordinaria nonchalance, e senza alcuna enfasi sulle difficoltà che comportava, raccontò del suo impressionate peregrinare per l'Italia, girando dojo in ogni dove, al fine di imparare e mettersi alla prova.
Quell'articolo mi ha segnato profondamente, e ha rappresentato per me sempre un modello da imitare, ed un esempio di dedizione, abnegazione alla disciplina, e, direi, entusiasmo e amore per essa.
Insomma, venite.
Ci divertiremo.

domenica 6 gennaio 2013

Stages recenti

Procedo a rendicontare, sia pure con un pò di ritardo, due stages svoltisi sul finire dell'anno passato.
Il primo è quello di Foggia, tenutosi l'ultmia settimana di Novembre, e diretto da sensei Daniele Montenegro.
Il secondo, il raduno di Natale, "tornato" a via Porpora dopo l'intermezzo di due anni a Lambrate.
Quanto allo stage di Montenegro, dirò che esso rappresenta il seguito di quello svoltosi nel gennaio 2012, e che ha iniziato una collaborazione che personalmente mi sta molto a cuore, e che trovo preziosissima per il dojo che conduco e la realtà foggiana e pugliese tutta.
Sensei Montenegro, uno dei più stretti collaboratori e allievi del Maestro Fujimoto per oltre dieci anni, ha impostato la prima lezione, quella del sabato, su tecniche di entrata da aihanmi katatetori preparatorie di waza assai più complessi, quali quelli di leva da attacchi in ushiro katatetori kubishime, in altre parole gli strangolamenti.
Afferrato da uke al polso, tori procedeva ad entrare nella guardia di quello attraverso un movimento diretto, da effettuarsi con lo spostamento della gamba interna, ossia quella più vicina ad uke e corrispondente alla mano afferrata.
Ha preferito lavorare su questo ingresso, differente da quello tradizionalmente utilizzato, appunto perchè le tecniche miravano a preparare gli ushiro waza, nelle quali evidentemente non è possibile spostarsi se non con quella gamba.
Uke, difatti, nell'applicare lo strangolamento tende a tirare verso di sè tori, cosicchè, non essendoci possibilità di spostamento se non minimo, si rende necessario uscire nella direzione dalla quale proviene l'attacco nel contempo "alzando" il braccio dell'aggressore attraverso un movimento di te sabaki (girando il polso in modo da vedere il dorso della mano) che ne sposti in alto, appunto, il baricentro.
Abbiamo eseguito così tecniche base di leva, ossia ikkyo, nikkyo  e sankyo, omote e ura, operando anche la variante rappresentata dalla uscita in ginocchio e lavorando anche sulla mano opposta, ossia quella dello strangolamento.
Grande attenzione è stata riservata, come illustrava sempre il Maestro, alla necessità di non spezzare il contatto tra i due partners, rimanendo bassi e raccolti, e vicini ad uke.
Il secondo giorno, Montenegro ha invece lavorato sulle tecniche da gyakuhanmi katatetori, prevalentemente ikkyo, enfatizzando in particolare il te sabaki necessario a fare muovere attorno a tori l'uke (ancora una volta ruotando il polso e costringendo uke, se "vuole" tenere, a "camminare" per mantenere la presa e riavvicinarsi a tori), e il movimento dello stesso uke indispensabile per conservare la presa e consentire la prosecuzione e conclusione delle tecniche.
E' stato, conclusivamente, uno stage interessantissimo, ricco di spunti e nozioni che mi hanno ricordato in maniera vivissima le lezioni "Fujimotiane", piene di dettagli e stimoli, con una impressionante attenzione ad ogni aspetto tecnico e marziale, e senza alcun cedimento all'improvvisazione e alla frenesia.
In  altre parole, si è studiato, e non solo sudato.
E' stato un raduno talmente convincente, che anche a Bari hanno deciso di invitare Montenegro nella seconda metà di maggio, il che, spero, costituirà un ulteriore tassello verso la definitiva affermazione di questo straordinatrio insegnante.
Si è poi svolto a Milano, tra Natale e Capodanno, il tradizionale stage nazionale, come dicevo "rientrato" a Via Porpora, nel dojo Fujimoto.
Il posto è piccolo, va detto, e conseguentemente si è reso necessario organizzare i due turni divisi tra mudansha e yudansha.
Si sono alternati i maestri Travaglini e Foglietta, entrambi sesti dan e incaricati, dallo stesso Maestro Fujimoto, di dirigere i due stages, quello di Laces e quello di Natale, che costituivano i due raduni principali del gruppo.
Le lezioni hanno avuto ad oggetto tecniche di ogni genere, come è tradizione negli stages lunghi, e hanno riguardato attacchi "semplici", quali prese al polso (ma il Maestro diceva sempre che le tecniche più difficili sono quelle dell'esame di sesto kyu) sino a combinazioni complicate quali ushiro eri dori o, non so, katatori menuchi in suwariwaza.
E' stato uno stage bello, pienissimo di partecipanti, con la sala letteralmente stracolma.
Anche in questo contesto, è stata prestata straordinaria attenzione ai dettagli e agli aspetti tecnici di ogni waza affrontato, con enorme cura nello spiegare le caratteristiche del contatto uke tori e della "genesi" delle tecniche e dei movimenti.
Sono rientrato da Milano con una impressionante voglia, direi anzi bramosia, di praticare, segnale inequivocabile della riuscita dello stage, della carica che mi ha dato e degli spunti di lavoro che ne ho tratto.
E' stato bello rivedere così tanti praticanti e un clima così intenso ed entusiasta, perchè ha sfatato la mia preoccupazione di una progressiva scomparsa del "gruppo Fujimoto" e con esso di quello splendido sapere.
Concludo dicendo che il mio auspicio è che tutto ciò vada avanti, e che tensioni personalistiche e protagonismi non minino questo magnifico patrimonio dell'aikido italiano e mondiale.
Il Maestro non c'è più, ma il suo incredibile lavoro, maturato in particolare negli ultimi due anni, quelli che hanno seguito la tremenda diagnosi e la altrettanto fatale conclusione, hanno dato i frutti sperati, e sembrano indurre tranquillità.
Ci manca tantissimo, ma il suo aikido è vivo e vitale.
A presto.


sabato 8 dicembre 2012

L'importanza di studiare.

Diceva continuamente il Maestro Fujimoto che praticare, in particolare in occasione degli stage ma non solo, era anzitutto studiare.
Studiare richiama un concetto di estrema attenzione, concentrazione su ciò che ci viene mostrato e ciò che facciamo nel tentativo di riprodurlo, e collide con la frenesia, la superficialtà, la distrazione.
Ho allievi di varia natura, e di quasi ognuno di essi potrei dire che presenta uno (o più) dei difetti in questione.
Qualcuno difatti è frenetico, e pensa che, versandosi in un contesto marziale, si debba necessaraimente e immediatamente impiegare molta forza e velocità di esecuzione.
Anche se non hanno compreso affatto ciò che è stato loro proposto, la prima se non unica preoccupazione è quella di tirare con ardore e rapidità.
Ricordo sempre in proposito alcune scenette piuttosto spassose, durante gli stage, nelle quali il Maestro rimbrottava alcuni entusiasti applicatori della pratica frenetica, dicendo loro che non stavano facendo quello che era stato illustrato, e ciò senza che quelli neppure se ne rendessero conto.
Ricordo in particolare il rimbrotto che rivolgeva ad un peraltro bravo istruttore, al quale si rivolgeva dicendo che in trent'anni e passa non era affatto cambiato, affermazione questa alla quale seguiva una frase di compiacimento dell'istruttore in questione, che ringraziava per quella che riteneva essere una lode, e che veniva subito ripreso da Fujimoto al grido di "Non è un complimento!".
Se il Maestro diceva che non eri affatto cambiato, difatti, voleva rimproverarti.
Intendeva dire che non eri cresciuto, e pensavi che tirando forte e deciso avresti mantenuto la bravura giovanile.
Non è così, evidentemente, perchè studiare, appunto, vuol dire evolversi, progredire tecnicamente.
Altri allievi sono un pò superficiali.
Vengono, magari si applicano sul tatami, ma poi tendono una volta scesi dal tappeto e terminato l'allenamento, ecco che non parlano più di quanto fatto, sospendono completamente l'attenzione verso l'aikido e quanto hanno fatto, "riattivando" la loro pratica soltanto all'allenamento successivo.
Questo potrebbe andare bene ove ci allenassimo, non so, tutti i giorni per diverse ore.
Allora, in quel caso, sarebbe perfettamente comprensibile "staccare", ma evidentemente non è così.
Gli allenamenti, anche praticando con costanza, sono per la maggior parte di noi pochi, al massimo quattro ore ogni due giorni, o giù di lì.
Di conseguenza, per imparare davvero, occorre rimanere concentrati su quello che si è fatto, allenarsi mentalmente e per almeno lo stesso numero di ore.
Diceva spesso il Maestro, d'altronde, che prima di riuscire a fare la tecnica sul tatami occorre riuscire ad immaginarla.
Infine, qualche allievo è distratto.
Tende addirittura sul tappeto a osservare senza attenzione e concentrazione.
Qualche volta guarda altrove, qualcuno sbadiglia anche.
Fujimoto lo avrebbe strozzato, o per lo meno allontanato immediatamente dal tatami, e forse mai più riammesso.
Naturalmente io non lo faccio, non sono un maestro, ed è bene non scimmiottare.
Tuttavia, e fermo restando che la cosa mi spinge ad impegnarmi di più per catturare quella fuggevole attenzione, mi chiedo se non ci sia anche in questo un approccio alla disciplina, e all'apprendimento in genere, molto passeggero, quasi che la logica della pratica sia "solo divertirsi".
Studiare, e solo con attenzione, permette di fare un buon aikido.
Solo se si fa un buon aikido, a mio giudizio, è possibile divertirsi davvero.
La soddisfazione profonda che può dare progredire rende, a mio giudizio, sempre nuova e stimolante la pratica.
Dove c'è arresto nella evoluzione, stagnazione, lì c'è l'inizio della fine.
Se non si progredisce più, ecco che ci si annoia.
Si abbandona, oppure ci si dedica ad altro, illudendosi di continuare a fare aikido.
Rimango sempre perplesso di fronte ai mirabolanti curricola di alcuni insegnanti, che sembrano eccellere nell'aikido, nello shodo, nello iaido, nel jo do, nel kenjitsu, nel tantra yoga, nella biodanza e chi più ne ha...
Loro non lo sanno, ma già non praticano più aikido.
Non so se lo hanno capito i loro allievi.
Dunque, studiamo, e se ci accorgiamo di cominciare ad annoiarci, allora studiamo di più.
E' l'unico modo per continuare a divertirsi.
Altrimenti, avrebbe detto Fujimoto, andate in piscina.

giovedì 8 novembre 2012

Stage di autunno con Montenegro sensei

Si svolgerà il prossimo 24 e 25 novembre, presso la palestra di atletica pesante "Taralli", lo stage con Daniele Montenegro, sensei, IV dan dell'aikikai d'Italia.
Daniele è stato per oltre dieci anni assistente e straordinario uke del Maestro Fujimoto.
Con la sua impressionante abilità ha permesso al Maestro di esprimersi al massimo delle sue possibilità, consentendogli di ricercare e mostrare vette sino ad allora mai esplorate della esecuzione aikidoistica.
Le movenze di Montenegro ricordano in maniera impressionante lo stile del Maestro, la sua pulizia ed eleganza,e  costituiscono a mio avviso un eccezionale patrimonio dell'aikido italiano, e dell'aikikai in specie, che dovremmo tutti noi, e soprattutto gli istruttori, valorizzare e incoraggiare.
Per chi non li avesse visti dal vivo all'opera, dirò che a mio giudizio la "coppia" Fujimoto Montenegro ha rappresentato qualcosa che si avvicina incredibilmente alla perfezione.
Il modo in cui il Maestro è riuscito a plasmare questo "ragazzo" di trent'anni, la strabiliante armonia che questi due personaggi riuscivano ad esprimere nella illustrazione delle tecniche, è qualcosa che rimarrà sempre nei miei occhi, come l'approdo al quale aspirare, e l'obiettivo di una carriera.
Gli aikidoisti di mezza Europa, e con essi quelli sudafricani e di altre parti del mondo che accorrevano agli stage del Maestro, hanno potuto vedere ciò di cui parlo, e sono certamente cambiati, nel modo di eseguire e ricevere le tecniche, nell'ammirare il grande shihan e il suo pupillo in azione.
La didattica di sovraumana chiarezza ed efficacia del Maestro sono state fatte proprie da Montenegro in maniera pressochè pedissequa, cosicchè in lui io ritrovo sostanzialmente tutto ciò che mi ha fatto innamorare dello stile del Maestro, la cui unicità, ritengo, era sì nella incredibile genialità dell'esecuzione, ma anche e soprattutto nella corrispondente mostruosa capacità di spiegare, illustrare chiaramente, trasmettere quell'immenso sapere.
E' stato un enorme piacere ospitarlo lo scorso anno, e spero e credo che continuerò ad invitarlo, perchè è un insegnante speciale, con un sapere speciale ed una dedizione alla disciplina ammirevole.
Crescerà ancora.
Ha qualità certamente fuori dal comune.
Spero accorriate, mettendo da parte la pigrizia e valorizzando la curiosità di vedere all'opera un testimone assolutamente unico e privilegiato dell'operato e degli insegnamenti di un genio assoluto quale era il Maestro Fujimoto.
Vi aspetto.