Nell'arroventato ottobre scorso, a Foggia, abbiamo potuto partecipare ad un altro appuntamento di ottimo Aikido sotto la direzione del Maestro Montenegro, che ci ha guidato in una due giorni di pratica di altissimo livello tecnico e studio, in una sessione di approfondimento di waza sempre poco esplorati (leve e proiezioni da attacco in katatetori kubishime).
Analizzando con la usuale perizia quegli esercizi, e facendoci cimentare con tre diverse tipologie di entrata, via via più dinamiche e complesse, l'Istruttore è riuscito, ancora una volta egregiamente, a condurci negli aspetti più dettagliati delle tecniche proposte, che difficilmente, o a tutto concedere solo in occasione della preparazione degli esami, si è soliti affrontare nel corso della stagione.
Quello che porto a casa, "alla fine della fiera", e come sempre dopo avere assistito al lavoro di questo insegnante, è sostanzialmente una sensazione di rigenerazione, di positiva e stimolante presa d'atto della necessità di cimentarmi con sempre maggiore intensità nella mia pratica, di sincera e appagante curiosità verso le frontiere del sapere aikidoistico che, lo si apprende con chiarezza in questi frangenti, si spalancano di fronte a noi, se si ha voglia di continuare a percorrere il sentiero del perfezionamento e del miglioramento di sè.
Quale sia, a mio giudizio, il compito di uno stage, l'ho forse ripetuto spesso, ma trovo importante ribadirlo.
Si possono fare raduni per il piacere di praticare insieme, rafforzare i legami, scambiarsi cortesie. In altre parole, vivere un momento di "convivialità", contarsi, passare qualche momento di socialità e familiarità. E', naturalmente, perfettamente legittimo.
Fino a qualche anno fa, tuttavia, gli stage erano tenuti soltanto dai Maestri giapponesi, quelli residenti, anzitutto, e poi, più raramente, quelli che saltuariamente venivano invitati in Italia, ed agli stage si andava non più di tanto per vedere gli amici, ma perchè si trattava dell'occasione di vedere all'opera dei magnifici professionisti, ciascuno a modo suo "perfetto" nel suo Aikido, dal cui insegnamento trasudava quella ricerca del dettaglio e della sapienza tecnica alla quale accorrevamo ad abbeverarci, indispensabile momento di vicinanza con l'apice della disciplina, la vetta del sapere.
Ho l'impressione che, al venire meno dei grandi Maestri, si sia aperto un vuoto diciamo così di legittimazione, e che tanto si sia diffusa l'idea che ci si debba accontentare, che quella vetta non si possa raggiungere, appartenga ad un tempo che non c'è più, e che non potrà tornare.
Sono evidentemente d'accordo sul fatto che quei tempi, per così dire eroici, siano definitivamente passati.
Avevamo tre, e spesso più, immensi Maestri che stabilmente, nell'arco di tutto l'anno, percorrevano instancabilmente l'intero territorio, da nord a sud, tenendo raduni di entusiasmante livello.
Tuttavia, a mio giudizio, è solo un equivoco ritenere che tanto abbia determinato la fine di un modello di stage inteso come momento di studio altissimo e tecnicamente esemplare.
Occorre chiedersi se ci sia qualcuno, tra gli istruttori e divulgatori in attività, che per la sua storia aikidoistica, per la vicinanza con quelle figure di suprema sapienza, per la totalità della dedizione impiegata e spesa nel perfezionamento di sè, possa ricreare quelle condizioni, riprodurle e farle rivivere.
Tornare a dare allo stage, inteso come raduno didattico prima ancora che come momento di incontro sociale, il suo genuino e originario significato di corso di perfezionamento, diretto anzitutto agli insegnanti, o coloro ai quali comunque compete il gravoso seppure onorevolissimo compito di essere mediatori e fautori della diffusione del sapere aikidoistico.
A mio giudizio, l'ho detto più e più volte, e ne traggo costante conferma, ci sono ancora istruttori di livello massimo, ai quali l'onere e l'onore di costituire dei punti di riferimento nella divulgazione della disciplina può essere serenamente affidato, poichè si tratta di professionisti, nel pieno vigore delle proprie forze, del proprio entusiasmo, dai quali si può e si deve pretendere che si facciano stabili guide perchè l'Aikido possa sopravvivere ai suoi immensi e inarrivabili pionieri che il tempo, inevitabilmente, ci ha portato via, o è prossimo a portare via.
Uno di questi professionisti è certamente il Maestro Montenegro.
A lui, e a chi come lui si è dato l'obiettivo di percorrere la via del professionismo, compete proseguire sulla strada della ricerca della ragionevole e raggiungibile perfezione didattica e tecnica.
A noi competerebbe dargli forza, sostenere questo sforzo, niente affatto facile, con il nostro impegno e la nostra disponibilità a non smettere di metterci in discussione, a migliorarci, a dare di più.
In primavera avremo un'altra occasione per studiare con un grande professionista, perchè tornerà a Foggia per un altro stage.
Stage veri, fatti per indicare una strada di perfezionamento, prima ancora che per stare insieme piacevolmente, e farsi i complimenti a vicenda, o passare qualche ora di buona compagnia davanti ad una birra fresca.
Stage veri nei quali, peraltro, stiamo insieme magnificamente.
A presto, spero di vedervi numerosi. In ogni caso, buona fortuna, e buon allenamento.
L'Aikikai d'Italia
L'Aikido a Foggia
L'Aikido a Foggia
domenica 18 novembre 2018
sabato 1 settembre 2018
Imminenti novità
Quest'anno si cambia.
Ci trasferiamo in un'altra struttura, che ci ha offerto la possibilità di disporre di una sala non troppo grande, purtroppo, ma più accogliente e per così dire intima, credo più adatta alle esigenze della pratica.
Spero che tanto significhi maggiore afflusso e partecipazione.
Siamo un gruppo non grande, ma affiatato e "giovane", e cerchiamo di portare avanti una idea di aikido dinamico e tuttavia attento, il più attento possibile, agli aspetti tecnici, come ci ha insegnato il Maestro.
Anche quest'anno, sotto la guida di Sensei Montenegro, che sarà da noi in due occasioni (la prima il prossimo 20 e 21 Ottobre, la seconda in Aprile), cercheremo di perpetuare l'insegnamento che Fujimoto shihan ha trasmesso, e la cui conservazione e trasmissione autentica costituisce, lo dico chiaro e tondo, la missione che mi sono e ci siamo dati.
Abbiamo qualche nuovo yudansha, dal quale mi aspetto aiuto e dedizione speciali.
In generale, spero che ogni allievo comprenda l'importanza di praticare bene, attentamente, con intensità fisica e mentale.
Questa è la condizione ineludibile per progredire, e, fatto salvo quanto compete all'insegnante, senza un atteggiamento di concentrazione e "generosità" verso la disciplina è ingenuo pensare di potere migliorare e comprendere davvero quel patrimonio.
Quanto a me, ribadisco il mio impegno all'aggiornamento, alla formazione, alla conservazione di una buona forma fisica, alla ricerca per il superamento dei limiti.
Venite a trovarci, perchè, questo mi sento di dirlo, si pratica un buon aikido, serio, accurato.
Incuriositevi a questa magnifico insieme di conoscenze, che è il tramite per ottenere un contatto effettivo e concreto con la cultura giapponese, che è una cultura del fare, e del fare le cose, anche le più apparentemente semplici, con attenzione e cura.
L'aikido, se fatto per bene, è una disciplina meravigliosa, appagante, e può davvero costituire un mezzo di progresso fisico e psicologico.
Auguro a tutti i praticanti un magnifico anno aikidoistico, e a quelli della mia città, in particolare, di progredire e divertirsi nella pratica.
A presto.
Ci trasferiamo in un'altra struttura, che ci ha offerto la possibilità di disporre di una sala non troppo grande, purtroppo, ma più accogliente e per così dire intima, credo più adatta alle esigenze della pratica.
Spero che tanto significhi maggiore afflusso e partecipazione.
Siamo un gruppo non grande, ma affiatato e "giovane", e cerchiamo di portare avanti una idea di aikido dinamico e tuttavia attento, il più attento possibile, agli aspetti tecnici, come ci ha insegnato il Maestro.
Anche quest'anno, sotto la guida di Sensei Montenegro, che sarà da noi in due occasioni (la prima il prossimo 20 e 21 Ottobre, la seconda in Aprile), cercheremo di perpetuare l'insegnamento che Fujimoto shihan ha trasmesso, e la cui conservazione e trasmissione autentica costituisce, lo dico chiaro e tondo, la missione che mi sono e ci siamo dati.
Abbiamo qualche nuovo yudansha, dal quale mi aspetto aiuto e dedizione speciali.
In generale, spero che ogni allievo comprenda l'importanza di praticare bene, attentamente, con intensità fisica e mentale.
Questa è la condizione ineludibile per progredire, e, fatto salvo quanto compete all'insegnante, senza un atteggiamento di concentrazione e "generosità" verso la disciplina è ingenuo pensare di potere migliorare e comprendere davvero quel patrimonio.
Quanto a me, ribadisco il mio impegno all'aggiornamento, alla formazione, alla conservazione di una buona forma fisica, alla ricerca per il superamento dei limiti.
Venite a trovarci, perchè, questo mi sento di dirlo, si pratica un buon aikido, serio, accurato.
Incuriositevi a questa magnifico insieme di conoscenze, che è il tramite per ottenere un contatto effettivo e concreto con la cultura giapponese, che è una cultura del fare, e del fare le cose, anche le più apparentemente semplici, con attenzione e cura.
L'aikido, se fatto per bene, è una disciplina meravigliosa, appagante, e può davvero costituire un mezzo di progresso fisico e psicologico.
Auguro a tutti i praticanti un magnifico anno aikidoistico, e a quelli della mia città, in particolare, di progredire e divertirsi nella pratica.
A presto.
venerdì 6 luglio 2018
Riflessioni di fine anno
Al termine di una stagione impegnativa, dai numeri non troppo gratificanti, posso comunque affermare, devo dirlo con soddisfazione e compiacimento, di avere anzitutto condotto all'agognato grado di shodan alcuni allievi, che spero costituiscano la base ed il sostegno sui quali edificare il futuro del dojo e la perpetuazione dell'insegnamento del Maestro Fujimoto nella zona.
In secondo luogo, di avere comunque garantito ai miei studenti, e all'aikido cittadino, lo svolgimento di stage di altissimo e apprezzabile livello qualitativo, tenuti da una guida di primaria importanza e valore, a testimonianza di un lavoro intrapreso tempo addietro e mai interrotto con il Maestro Daniele Montenegro.
Il primo di questi appuntamenti, svolto nel mese di ottobre, ci ha permesso di celebrare i trent'anni di pratica aikidoistica di questo importante e prezioso insegnante, uso a calpestare tatami oramai di molti continenti e tuttavia, lo rivendico con orgoglio, legato da sempre a questo territorio che per primo, o tra i primi, ha creduto nel suo lavoro e nella sua professionalità.
Il secondo di questi incontri avvenuto invece in Aprile, in un contesto ancora maggiormente degno e più gratificante, rappresentato da una palestra di più ampie dimensioni e assai più curata, nel corso del quale l'istruttore ha regalato due giorni di ottimo e sofisticato aikido, nel solco fedele della didattica del Maestro Fujimoto, con uno studio avanzatissimo di tecniche da shomenuchi con entrate interne, e l'esecuzione di waza di leva e di proiezione come sempre eccezionalmente stimolanti.
Grandissima soddisfazione nei presenti, come puntualmente accaduto in tutte le precedenti occasioni, e l'auspicio che in ognuno dei futuri appuntamenti si sia sempre di più, sempre più eterogenei nella provenienza geografica, e in un'ottica di sempre maggiore condivisione di un patrimonio di visioni, conoscenze, apporti.
A testimonianza di quanto vi dico, abbiamo realizzato un video, già pubblicato, di resoconto dell'evento, e che vi invito a visionare perchè interessantissimo e ben girato.
In autunno e in primavera i prossimi stage, ancora sotto la direzione del maestro Montenegro.
Spero in tanti accorrano, e ci sostengano con il loro entusiasmo e partecipazione.
Per quanto mi riguarda, mi dirigo a Laces, nel ricordo sempre presente delle indimenticabili esperienze vissute con il Maestro Fujimoto.
Un augurio di ottime vacanze.
A presto per una nuova stagione di ottimo aikido.
In secondo luogo, di avere comunque garantito ai miei studenti, e all'aikido cittadino, lo svolgimento di stage di altissimo e apprezzabile livello qualitativo, tenuti da una guida di primaria importanza e valore, a testimonianza di un lavoro intrapreso tempo addietro e mai interrotto con il Maestro Daniele Montenegro.
Il primo di questi appuntamenti, svolto nel mese di ottobre, ci ha permesso di celebrare i trent'anni di pratica aikidoistica di questo importante e prezioso insegnante, uso a calpestare tatami oramai di molti continenti e tuttavia, lo rivendico con orgoglio, legato da sempre a questo territorio che per primo, o tra i primi, ha creduto nel suo lavoro e nella sua professionalità.
Il secondo di questi incontri avvenuto invece in Aprile, in un contesto ancora maggiormente degno e più gratificante, rappresentato da una palestra di più ampie dimensioni e assai più curata, nel corso del quale l'istruttore ha regalato due giorni di ottimo e sofisticato aikido, nel solco fedele della didattica del Maestro Fujimoto, con uno studio avanzatissimo di tecniche da shomenuchi con entrate interne, e l'esecuzione di waza di leva e di proiezione come sempre eccezionalmente stimolanti.
Grandissima soddisfazione nei presenti, come puntualmente accaduto in tutte le precedenti occasioni, e l'auspicio che in ognuno dei futuri appuntamenti si sia sempre di più, sempre più eterogenei nella provenienza geografica, e in un'ottica di sempre maggiore condivisione di un patrimonio di visioni, conoscenze, apporti.
A testimonianza di quanto vi dico, abbiamo realizzato un video, già pubblicato, di resoconto dell'evento, e che vi invito a visionare perchè interessantissimo e ben girato.
In autunno e in primavera i prossimi stage, ancora sotto la direzione del maestro Montenegro.
Spero in tanti accorrano, e ci sostengano con il loro entusiasmo e partecipazione.
Per quanto mi riguarda, mi dirigo a Laces, nel ricordo sempre presente delle indimenticabili esperienze vissute con il Maestro Fujimoto.
Un augurio di ottime vacanze.
A presto per una nuova stagione di ottimo aikido.
venerdì 23 febbraio 2018
Un pensiero
Per evitare di grondare retorica e sentimentalismo, che con il passare degli anni è rischio che si corre sempre più si concretizzi, non rivolgerò che un breve pensiero al Maestro in occasione dei sei anni dalla sua scomparsa.
Gratitudine e nostalgia sono i due sentimenti più frequenti non solo ogni venti febbraio, ma, credetemi, quotidianamente.
Gratitudine è quella che gli devo e sento costantemente, perché il contatto con lui mi ha dato tutto, ma davvero tutto, di quello che oggi è il mio modo di fare e vivere l'aikido.
Entusiasmo, passione, una miriade di soluzioni e spunti tecnici, una didattica perfetta da "rivendere" a chi studia con me, costituiscono il risultato di una frequentazione che ho tentato di rendere assidua, e che ad ogni contatto si arricchiva e mi arricchiva anche di umanità, direi anche in qualche misura calore e attenzione da parte di un immenso shihan verso un praticante che veniva un pò da lontano, e che mi è parso di percepire in qualche sorriso, o cenno di approvazione, come fosse contento di vedermi spuntare.
Nostalgia, altro sentimento costante, potete ben comprendere perché la sento e la sentiamo tutti coloro che hanno fatto questo stesso percorso. Ci è mancata e ci manca una guida sapiente e preziosissima, e sentiamo forte e ancora attuale il vuoto che ha lasciato.
Si può dire che viviamo di rendita.
Tanto e tale è il lascito didattico e, lo ripeto, umano del Maestro, che possiamo permetterci il lusso di farlo, e senza mai annoiarci, cercare strade tortuose, perché l'immenso bagaglio che abbiamo ereditato basta ad alimentare direi infinitamente la nostra voglia di aikido, e quella dei nostri studenti, ai quali stiamo cercando di trasmettere almeno una idea di questo incredibile e magnifico aikidoista.
E allora, ancora una volta, questo ormai tradizionale appuntamento con questo post di commemorazione è un'occasione per esprimere gratitudine.
E nostalgia.
Chi lo ha seguito capirà.
Chi non lo ha fatto, posso solo compatirlo. E augurargli di trovare, un giorno, sulla sua strada, un maestro come quello che ho avuto la fortuna e il merito di incontrare io.
Riposi in pace, Maestro.
Gratitudine e nostalgia sono i due sentimenti più frequenti non solo ogni venti febbraio, ma, credetemi, quotidianamente.
Gratitudine è quella che gli devo e sento costantemente, perché il contatto con lui mi ha dato tutto, ma davvero tutto, di quello che oggi è il mio modo di fare e vivere l'aikido.
Entusiasmo, passione, una miriade di soluzioni e spunti tecnici, una didattica perfetta da "rivendere" a chi studia con me, costituiscono il risultato di una frequentazione che ho tentato di rendere assidua, e che ad ogni contatto si arricchiva e mi arricchiva anche di umanità, direi anche in qualche misura calore e attenzione da parte di un immenso shihan verso un praticante che veniva un pò da lontano, e che mi è parso di percepire in qualche sorriso, o cenno di approvazione, come fosse contento di vedermi spuntare.
Nostalgia, altro sentimento costante, potete ben comprendere perché la sento e la sentiamo tutti coloro che hanno fatto questo stesso percorso. Ci è mancata e ci manca una guida sapiente e preziosissima, e sentiamo forte e ancora attuale il vuoto che ha lasciato.
Si può dire che viviamo di rendita.
Tanto e tale è il lascito didattico e, lo ripeto, umano del Maestro, che possiamo permetterci il lusso di farlo, e senza mai annoiarci, cercare strade tortuose, perché l'immenso bagaglio che abbiamo ereditato basta ad alimentare direi infinitamente la nostra voglia di aikido, e quella dei nostri studenti, ai quali stiamo cercando di trasmettere almeno una idea di questo incredibile e magnifico aikidoista.
E allora, ancora una volta, questo ormai tradizionale appuntamento con questo post di commemorazione è un'occasione per esprimere gratitudine.
E nostalgia.
Chi lo ha seguito capirà.
Chi non lo ha fatto, posso solo compatirlo. E augurargli di trovare, un giorno, sulla sua strada, un maestro come quello che ho avuto la fortuna e il merito di incontrare io.
Riposi in pace, Maestro.
venerdì 1 dicembre 2017
Stage Maestro Montenegro 25 e 26 novembre
Reduci da un appassionante stage celebrativo dei trent'anni di aikido del Maestro Montenegro e che abbiamo svolto a Foggia il mese scorso, eccoci di nuovo al seguito di questo straordinario insegnante nel suo secondo appuntamento di stagione alle nostre latitudini.
Organizzato dal dojo Kyokan, di Salerno, il raduno si è tenuto in "trasferta", a Cava de' Tirreni, a pochi chilometri dalla Costiera Amalfitana.
Una bella affluenza, soprattutto (come sempre accade oramai) nella giornata iniziale, caratterizzata dalla partecipazione di molti yudansha e anche di grado piuttosto elevato, e che ha permesso a Daniele Montenegro di proporre tecniche più complesse del solito.
E così abbiamo lavorato, al sabato, su attacco shomenuchi, ma nel quale a tori era chiesto di evadere internamente, con uno tsugi ashi laterale e un piccolo ten kan, imponendo ad uke di seguire il movimento senza perdere l'obiettivo e il contatto determinatosi, e da lì sono state eseguite tecniche quali ikkyo, sankyo, shihonage, e poi costruendo da shihonage kotegaeshi e koshinage.
Alla domenica, da attacco jodantsuki, è stato proposto ikkyo, kotegaeshi, sokumen iriminage, ma sempre con un approccio piuttosto elaborato e complesso, e dunque insolito e stimolante.
Caratteristica delle ore di lezione, come sempre con questo maestro, la straordinaria e seria attenzione alla corretta dinamica della tecnica, del contatto, della necessaria unione che attraverso il waza deve generarsi tra i partners.
Nessuna concessione alla improvvisazione, e un costante richiamo alla postura, alla giusta tempistica, alla distanza, all'atteggiamento del corpo nell'attaccare e nel rispondere, in un'ottica di aikido per così dire scientifico che ritengo sia la strada più corretta nella pratica.
Stage come sempre appagante, pieno di suggerimenti e spunti, che come didatta e come studente ho trovato rigenerante e proficuo.
Il mio auspicio è che questi appuntamenti si moltiplichino, dalle nostre parti e un pò più a nord.
Lo attendiamo a febbraio a Bari, nel napoletano a marzo, per poi chiudere l'anno in Aprile a Foggia.
Spero che saremo sempre di più.
Non c'è che da guadagnarne in sapere, voglia di proseguire e migliorarsi, moltiplicazione di passione e conoscenza da dispensare.
I segnali, al ritorno da questo bello stage campano, sono incoraggianti.
A presto e buon keiko.
Organizzato dal dojo Kyokan, di Salerno, il raduno si è tenuto in "trasferta", a Cava de' Tirreni, a pochi chilometri dalla Costiera Amalfitana.
Una bella affluenza, soprattutto (come sempre accade oramai) nella giornata iniziale, caratterizzata dalla partecipazione di molti yudansha e anche di grado piuttosto elevato, e che ha permesso a Daniele Montenegro di proporre tecniche più complesse del solito.
E così abbiamo lavorato, al sabato, su attacco shomenuchi, ma nel quale a tori era chiesto di evadere internamente, con uno tsugi ashi laterale e un piccolo ten kan, imponendo ad uke di seguire il movimento senza perdere l'obiettivo e il contatto determinatosi, e da lì sono state eseguite tecniche quali ikkyo, sankyo, shihonage, e poi costruendo da shihonage kotegaeshi e koshinage.
Alla domenica, da attacco jodantsuki, è stato proposto ikkyo, kotegaeshi, sokumen iriminage, ma sempre con un approccio piuttosto elaborato e complesso, e dunque insolito e stimolante.
Caratteristica delle ore di lezione, come sempre con questo maestro, la straordinaria e seria attenzione alla corretta dinamica della tecnica, del contatto, della necessaria unione che attraverso il waza deve generarsi tra i partners.
Nessuna concessione alla improvvisazione, e un costante richiamo alla postura, alla giusta tempistica, alla distanza, all'atteggiamento del corpo nell'attaccare e nel rispondere, in un'ottica di aikido per così dire scientifico che ritengo sia la strada più corretta nella pratica.
Stage come sempre appagante, pieno di suggerimenti e spunti, che come didatta e come studente ho trovato rigenerante e proficuo.
Il mio auspicio è che questi appuntamenti si moltiplichino, dalle nostre parti e un pò più a nord.
Lo attendiamo a febbraio a Bari, nel napoletano a marzo, per poi chiudere l'anno in Aprile a Foggia.
Spero che saremo sempre di più.
Non c'è che da guadagnarne in sapere, voglia di proseguire e migliorarsi, moltiplicazione di passione e conoscenza da dispensare.
I segnali, al ritorno da questo bello stage campano, sono incoraggianti.
A presto e buon keiko.
giovedì 31 agosto 2017
Un magnifico inizio
Riprendiamo la pratica aikidoistica del dojo annunciando da subito un grande avvenimento!
Il 14 e 15 ottobre prossimo festeggeremo, insieme a Sensei Daniele Montenegro, i suoi primi trent'anni di attività.
Ha scelto di celebrare questo importante momento a Foggia ed in Puglia, e di questo sono onorato e felice.
Ha espresso, in questo modo, una grande vicinanza alla nostra realtà aikidoistica, e, mi sembra di poter dire, uno speciale affetto verso tutti coloro che, in questi anni e da queste parti, hanno creduto in lui, nel suo straordinario passato di esperienze vicino a quello che ritengo il Maestro più stupefacente ed eccezionale, e nel suo certo e luminoso futuro di istruttore di rango superiore.
L'evento è dunque particolarmente rilevante per la caratura, di per sè, di chi lo dirige, e perché si tratta di una festa, tra amici e persone che amano intensamente l'aikido ed il suo mondo, e che pertanto è pensato per costituire, per chi vorrà parteciparvi, allo stesso tempo un'occasione di crescita tecnica e personale importante e appunto speciale.
Mi auguro con tutto il cuore che all'evento (termine talvolta un pò abusato e in questo caso al contrario pertinentissimo) interveniate in molti, e sarei davvero felice se più ancora che negli stage passati questo di ottobre vedesse la partecipazione di praticanti di ogni regione, provenienza stilistica e associativa.
Mi auguro soprattutto che chiunque abbia potuto apprezzare, per avere praticato con lui o semplicemente per averne sentito parlare, l'opera divulgativa del maestro Montenegro, possa accorrere al raduno, e che tanto possa costituire l'inizio di un percorso da fare insieme a questo straordinario insegnante, così giovane eppure così maturo sotto il profilo tecnico e didattico.
Per quanto ci riguarda, cercheremo di organizzare il tutto per bene.
Sono certo che sarà un bellissimo momento di pratica, intensa e serena come sempre dovrebbe essere l'esperienza aikidoistica.
Vi aspetto, non siate pigri, perché, e sono certo di quello che dico, non potrete rimanere delusi.
Intanto, un sincero augurio di un anno divertente, proficuo, fortunato.
Buon keiko!
Luca
Il 14 e 15 ottobre prossimo festeggeremo, insieme a Sensei Daniele Montenegro, i suoi primi trent'anni di attività.
Ha scelto di celebrare questo importante momento a Foggia ed in Puglia, e di questo sono onorato e felice.
Ha espresso, in questo modo, una grande vicinanza alla nostra realtà aikidoistica, e, mi sembra di poter dire, uno speciale affetto verso tutti coloro che, in questi anni e da queste parti, hanno creduto in lui, nel suo straordinario passato di esperienze vicino a quello che ritengo il Maestro più stupefacente ed eccezionale, e nel suo certo e luminoso futuro di istruttore di rango superiore.
L'evento è dunque particolarmente rilevante per la caratura, di per sè, di chi lo dirige, e perché si tratta di una festa, tra amici e persone che amano intensamente l'aikido ed il suo mondo, e che pertanto è pensato per costituire, per chi vorrà parteciparvi, allo stesso tempo un'occasione di crescita tecnica e personale importante e appunto speciale.
Mi auguro con tutto il cuore che all'evento (termine talvolta un pò abusato e in questo caso al contrario pertinentissimo) interveniate in molti, e sarei davvero felice se più ancora che negli stage passati questo di ottobre vedesse la partecipazione di praticanti di ogni regione, provenienza stilistica e associativa.
Mi auguro soprattutto che chiunque abbia potuto apprezzare, per avere praticato con lui o semplicemente per averne sentito parlare, l'opera divulgativa del maestro Montenegro, possa accorrere al raduno, e che tanto possa costituire l'inizio di un percorso da fare insieme a questo straordinario insegnante, così giovane eppure così maturo sotto il profilo tecnico e didattico.
Per quanto ci riguarda, cercheremo di organizzare il tutto per bene.
Sono certo che sarà un bellissimo momento di pratica, intensa e serena come sempre dovrebbe essere l'esperienza aikidoistica.
Vi aspetto, non siate pigri, perché, e sono certo di quello che dico, non potrete rimanere delusi.
Intanto, un sincero augurio di un anno divertente, proficuo, fortunato.
Buon keiko!
Luca
domenica 2 aprile 2017
Ki ed Aiki
Un bravo e promettente studente, improvvisamente, mi ha chiesto un pò a bruciapelo, qualche sera fa, cosa fosse per me il Ki. Un mio antico compagno di allenamento, forse la stessa sera, ha spiegato ai ragazzi che O sensei, nel creare la disciplina come la conosciamo, aveva "appreso il ki" da Takeda.
Più in generale, concetti come armonia, ki, o armonizzare il ki, sono evidentemente assai ricorrenti nel nostro ambito, e costituiscono il fulcro stesso, inevitabilmente, della nostra pratica.
Su questi aspetti ho già scritto in passato, cosicchè mi si perdoni una certa ripetitività, ma sento di doverci tornare a beneficio di chi frequenta il mio corso, al quale queste brevi riflessioni sono dirette, considerato che, in palestra, è meglio praticare che elucubrare, e spesso può non esserci molto tempo per questo tipo di "approfondimenti".
E allora, cerco di spiegare, per quanto ho capito, naturalmente, cosa sono "ki" ed "aiki".
Per cominciare, come è noto, ki viene tradotto solitamente con "energia".
E' evidente che l'energia cui si fa riferimento non è quella che appartiene al sapere tecnico scientifico, ed alla fisica, ma ha una connotazione spiccatamente "letteraria", ed è davvero di difficile definizione.
Potrebbe corrispondere al concetto di "soffio vitale", di "ciò che muove le cose", o "natura", o altre nozioni egualmente generiche e indeterminate, ma la verità è che può volere dire un pò tutto e il contrario di tutto, e che è un termine impiegabile assai promiscuamente e tutte le volte in cui si vuole indicare, appunto, in qualche modo vitalità.
In ambito marziale il ki allude generalmente alla forza, intesa però non come forza muscolare, ma piuttosto come stato mentale in grado di generare, in chi lo possegga o lo domini, una straordinaria efficacia nel combattimento e nella messa in atto delle tecniche.
Per quanto mi riguarda, credo che il ki sia fondamentalmente uno stato mentale di serena, lucida e cosciente determinazione, che ove posseduta permette di ottenere il meglio dalle capacità che si hanno.
Per esempio, tutti camminiamo tranquillamente e quotidianamente su un marciapiede non più largo di un metro, o anche in corridoi molto più stretti. Se tuttavia ci trovassimo su un marciapiede o un corridoio posto su uno strapiombo alto, non so, cinquecento metri, e anche ove non ci fosse vento o altro ostacolo, probabilmente non riusciremmo a fare un solo passo, perchè saremmo paralizzati dalla paura.
Ecco, a mio giudizio questo esempio ci permette di comprendere esattamente cos'è il ki.
Se il nostro ki è forte, allora saremo in grado di camminare su quello strapiombo perchè sappiamo farlo, ne conosciamo la tecnica, non c'è alcun impedimento fisico o appunto tecnico che di per sè ce lo impedisca. In caso contrario, sebbene perfettamente in grado di fare quei gesti, non saremo mai in grado di fare un passo, perchè la paura ci tormenterà, oscurerà la nostra vista, e ci impedirà di mettere a frutto quel nostro sapere.
Storicamente nelle arti marziali il concetto è stato pertanto e da sempre ritenuto molto importante, perchè l'esperienza del combattimento, dello scontro, della aggressione, costituiscono un terreno di elezione, per così dire, di questo tipo di delusioni, della paura che ci impedisce di reagire sebbene tecnicamente in grado di farlo.
Per giungere a questo risultato è generalmente necessario molto tempo, molta dedizione, molto molto allenamento.
E' indispensabile, evidentemente, padroneggiare perfettamente la tecnica, perchè questo ci permette di sentirci sicuri e non farci paralizzare.
Se non so come camminare, per quanto coraggioso e audace io possa volere essere, non potrò percorrere neppure un metro.
Allo stesso tempo, occorrerebbe allenare "lo spirito", e prepararci anche mentalmente al momento in cui quel sapere debba essere messo in atto, tentando di sviluppare una "filosofia" di vita che ci permetta di avere quello stato mentale nell'attimo in cui ci servirà.
E' spesso l'aspetto più problematico.
L'aiki è generalmente tradotto con armonizzare il ki, ed è anch'esso un concetto a mio giudizio a più significati.
Nella visione del daito ryu, aiki voleva indicare semplicemente una strategia di combattimento, una "tecnica" di soppressione dell'avversario, basata sulla non opposizione della propria forza a quella del nemico, e sulla necessità di convogliare l'energia prodotta dall'attacco in modo da dominarla e ritorcerla disastrosamente su quello.
Nella visione di O sensei, aiki assunse un significato assai più ampio, in parte ancora inteso come tecnica e strategia di respingimento dell'attacco avversario, ma in massima parte divenne ed è ancora concetto connotato da una fortissima tensione etica, e da un deciso messaggio di non cedere alla violenza, perchè questa "rompe" l'armonia naturale, e ricondurre ad unità ed equilibrio ciò che invece l'aggressione ha compromesso.
Un praticante di daito mette in atto l'aiki ma non attribuisce ad esso alcuna valenza etica. L'aiki gli serve per distruggere un nemico, e recargli il maggior danno possibile con il minor rischio.
L'aikidoista applica l'aiki, invece, tentando di non nuocere (o farlo meno possibile) alla incolumità di chi aggredisce, e la tecnica mira a convogliare l'aggressione fino ad esaurirne la violenza distruttiva senza che da tanto derivino danni irreparabili.
L'aikido è dunque un percorso che aspira ad armonizzare il ki non solo in termini di strategia di combattimento, ma, questa l'idea che muove la disciplina, a rendere il praticante una persona equilibrata, mite, serena, che si correla agli altri e a tutto ciò che lo circonda, appunto, in armonia.
Concetti altissimi, di difficile applicazione.
Tentare, tuttavia, non soltanto non nuoce, ma è straordinariamente "divertente".
Perchè vuol dire allenarsi, praticare.
Buon keiko a tutti.
Più in generale, concetti come armonia, ki, o armonizzare il ki, sono evidentemente assai ricorrenti nel nostro ambito, e costituiscono il fulcro stesso, inevitabilmente, della nostra pratica.
Su questi aspetti ho già scritto in passato, cosicchè mi si perdoni una certa ripetitività, ma sento di doverci tornare a beneficio di chi frequenta il mio corso, al quale queste brevi riflessioni sono dirette, considerato che, in palestra, è meglio praticare che elucubrare, e spesso può non esserci molto tempo per questo tipo di "approfondimenti".
E allora, cerco di spiegare, per quanto ho capito, naturalmente, cosa sono "ki" ed "aiki".
Per cominciare, come è noto, ki viene tradotto solitamente con "energia".
E' evidente che l'energia cui si fa riferimento non è quella che appartiene al sapere tecnico scientifico, ed alla fisica, ma ha una connotazione spiccatamente "letteraria", ed è davvero di difficile definizione.
Potrebbe corrispondere al concetto di "soffio vitale", di "ciò che muove le cose", o "natura", o altre nozioni egualmente generiche e indeterminate, ma la verità è che può volere dire un pò tutto e il contrario di tutto, e che è un termine impiegabile assai promiscuamente e tutte le volte in cui si vuole indicare, appunto, in qualche modo vitalità.
In ambito marziale il ki allude generalmente alla forza, intesa però non come forza muscolare, ma piuttosto come stato mentale in grado di generare, in chi lo possegga o lo domini, una straordinaria efficacia nel combattimento e nella messa in atto delle tecniche.
Per quanto mi riguarda, credo che il ki sia fondamentalmente uno stato mentale di serena, lucida e cosciente determinazione, che ove posseduta permette di ottenere il meglio dalle capacità che si hanno.
Per esempio, tutti camminiamo tranquillamente e quotidianamente su un marciapiede non più largo di un metro, o anche in corridoi molto più stretti. Se tuttavia ci trovassimo su un marciapiede o un corridoio posto su uno strapiombo alto, non so, cinquecento metri, e anche ove non ci fosse vento o altro ostacolo, probabilmente non riusciremmo a fare un solo passo, perchè saremmo paralizzati dalla paura.
Ecco, a mio giudizio questo esempio ci permette di comprendere esattamente cos'è il ki.
Se il nostro ki è forte, allora saremo in grado di camminare su quello strapiombo perchè sappiamo farlo, ne conosciamo la tecnica, non c'è alcun impedimento fisico o appunto tecnico che di per sè ce lo impedisca. In caso contrario, sebbene perfettamente in grado di fare quei gesti, non saremo mai in grado di fare un passo, perchè la paura ci tormenterà, oscurerà la nostra vista, e ci impedirà di mettere a frutto quel nostro sapere.
Storicamente nelle arti marziali il concetto è stato pertanto e da sempre ritenuto molto importante, perchè l'esperienza del combattimento, dello scontro, della aggressione, costituiscono un terreno di elezione, per così dire, di questo tipo di delusioni, della paura che ci impedisce di reagire sebbene tecnicamente in grado di farlo.
Per giungere a questo risultato è generalmente necessario molto tempo, molta dedizione, molto molto allenamento.
E' indispensabile, evidentemente, padroneggiare perfettamente la tecnica, perchè questo ci permette di sentirci sicuri e non farci paralizzare.
Se non so come camminare, per quanto coraggioso e audace io possa volere essere, non potrò percorrere neppure un metro.
Allo stesso tempo, occorrerebbe allenare "lo spirito", e prepararci anche mentalmente al momento in cui quel sapere debba essere messo in atto, tentando di sviluppare una "filosofia" di vita che ci permetta di avere quello stato mentale nell'attimo in cui ci servirà.
E' spesso l'aspetto più problematico.
L'aiki è generalmente tradotto con armonizzare il ki, ed è anch'esso un concetto a mio giudizio a più significati.
Nella visione del daito ryu, aiki voleva indicare semplicemente una strategia di combattimento, una "tecnica" di soppressione dell'avversario, basata sulla non opposizione della propria forza a quella del nemico, e sulla necessità di convogliare l'energia prodotta dall'attacco in modo da dominarla e ritorcerla disastrosamente su quello.
Nella visione di O sensei, aiki assunse un significato assai più ampio, in parte ancora inteso come tecnica e strategia di respingimento dell'attacco avversario, ma in massima parte divenne ed è ancora concetto connotato da una fortissima tensione etica, e da un deciso messaggio di non cedere alla violenza, perchè questa "rompe" l'armonia naturale, e ricondurre ad unità ed equilibrio ciò che invece l'aggressione ha compromesso.
Un praticante di daito mette in atto l'aiki ma non attribuisce ad esso alcuna valenza etica. L'aiki gli serve per distruggere un nemico, e recargli il maggior danno possibile con il minor rischio.
L'aikidoista applica l'aiki, invece, tentando di non nuocere (o farlo meno possibile) alla incolumità di chi aggredisce, e la tecnica mira a convogliare l'aggressione fino ad esaurirne la violenza distruttiva senza che da tanto derivino danni irreparabili.
L'aikido è dunque un percorso che aspira ad armonizzare il ki non solo in termini di strategia di combattimento, ma, questa l'idea che muove la disciplina, a rendere il praticante una persona equilibrata, mite, serena, che si correla agli altri e a tutto ciò che lo circonda, appunto, in armonia.
Concetti altissimi, di difficile applicazione.
Tentare, tuttavia, non soltanto non nuoce, ma è straordinariamente "divertente".
Perchè vuol dire allenarsi, praticare.
Buon keiko a tutti.
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