Giunti a questo punto della stagione, approssimandosi gli esami, occorre fare i conti con l'ansia da prestazione degli allievi, anche dei più distratti, e con la corsa alla "copertura" del programma, incredibilmente e inverosimilmente complesso per numero e tipologia di tecniche proposte, e comprensibilmente ignorato nel corso dell'anno.
Gli esami, inutile tentare di farne a meno, ci vogliono.
Per serrare i ranghi della classe sino alla fine, soprattutto, perché altrimenti una buona metà degli studenti abbandonerebbe con l'arrivo dei primi caldi, e dare ai ragazzi e in generale ai praticanti uno stimolo e una adrenalina che la mancanza di competizioni altrimenti potrebbero fare alla lunga venir meno.
Leggendo e dando corso alle indicazioni del programma di esame, però, ci si trova coinvolti in waza assolutamente insoliti, talvolta connotati anzi da una certa bizzarria, che personalmente non ho mai visto eseguire ad un Maestro, e assolutamente desueti in generale nella pratica quotidiana e dei raduni.
Oppure, il programma ne è infestato, tecniche proprie di attacchi da coltello che si chiede di eseguire senza che un attacco di quel genere vi sia, come ad esempio gonkyo, o hijikimeosae, che non si comprende perché mai vengano eseguite senza un arma da controllare, e come concludere.
Saranno certamente limiti esclusivamente miei.
Il Maestro Fujimoto, che i miei limiti non aveva, gli esami mi è parso di capire che li intendesse in maniera assai differente, ossia non come lista di tecniche numerosissime e appunto cervellotiche, ma volendo verificare se i fondamentali vi fossero, che miglioramento fosse intervenuto, quale maturità il praticante avesse acquisito.
Suwariwaza, ikkyo, nikkyo, sankyo, yonkyo.
Del resto diceva spesso che, da esaminatore, aveva una idea chiara e pressoché completa delle capacità dello studente già osservando l'esecuzione di quelle tecniche, o addirittura da molto prima, dal modo, diceva, in cui qualcuno esegue il saluto iniziale.
Come sempre, a mio giudizio, aveva ragione.
Come che sia, ho tentato di preparare i miei ragazzotti al meglio, per il poco tempo a disposizione, cercando di evitare quanto quell'assurdo programma di esami imporrebbe altrimenti di fare, ovvero smettere di fare lezioni di studio aikidoistico già a partire da, direi, febbraio o giù di lì, e cominciare a fare solo e soltanto preparazione all'esame.
Allora sotto, giovanotti, con shomenuchi gonkyo, e altre curiosità.
E alla domanda su come eseguirla, ricordate che la risposta è...
Fate finta che abbia un coltello!
Poi, passata anche questa, forza con suwariwaza.
Ikkyo, nikkyo, sankyo, yonkyo.
In bocca al lupo!
L'Aikikai d'Italia
L'Aikido a Foggia
L'Aikido a Foggia
venerdì 10 giugno 2016
sabato 23 aprile 2016
Stage di aprile con sensei Montenegro
Un sofisticato lavoro da attacco in katateryotetori ha connotato la maggior parte dello stage svoltosi a Bari il 09 e 10 aprile scorsi e diretto dal maestro Montenegro, nel corso del quale un nutrito gruppo di partecipanti provenienti da tutta la Regione, oltre a qualche ospite anche da fuori, si è cimentato con tecniche anche piuttosto complesse, eseguite e spiegate con la consueta precisione e attenzione verso il dettaglio e lo studio di ogni aspetto e particolare del waza, della dinamica uke-tori, della postura da tenere e mantenere nella esecuzione.
Per quanto mi riguarda, per la prima volta ho visto proposto un sistema di lavoro su questa presa (ostica e, come ha sottolineato l'insegnante, non troppo approfondita nel corso delle lezioni di dojo) davvero nuovo e insolito.
Montenegro, difatti, ci ha illustrato un sistema di reazione all'attacco che, nel perseguire l'obiettivo di ottenere l'allentamento della presa di una delle due mani di uke, non "attacca" la mano posta più in basso, ossia la prima che afferra, bensì la mano alta, ovvero quella che afferra per seconda, generalmente la più forte e serrata.
Con una ingegnosa manovra di pressione ottenuta spostando il peso verso uke, si crea difatti una leva che costringe quello a mollare la presa con quella mano, perdendo gran parte della propria forza e capacità di immobilizzazione.
E' stato molto illuminante vedere attuate tecniche assai varie partendo da questo particolarissimo approccio, a me del tutto sconosciuto nonostante venticinque anni di pratica non del tutto indegni.
Questo è praticare sotto la guida di istruttori così speciali e costituisce uno stimolo continuo e costante al miglioramento, al non appagamento, alla ricerca.
L'anno prossimo, tenteremo di aggiungere al tour di Montenegro in Puglia una ulteriore data a Foggia, che, rivendichiamo con orgoglio la cosa, è stata una delle prime città che ha creduto nel lavoro di questo preziosissimo istruttore, il cui sapere ed operato è patrimonio della aikikai tutta e dovrebbe essere meglio e più adeguatamente valorizzato soprattutto da chi si ispira all'insegnamento del Maestro Fujimoto, del quale Montenegro è un divulgatore eccezionale.
Soddisfazione generale, come sempre, tra i praticanti, il che non è affatto scontato, perchè il "pubblico" è esigente e niente affatto facile agli entusiasmi.
A presto per i nuovo appuntamenti dell'anno nuovo, che dovrebbero tenersi in ogni caso all'incirca in ottobre, gennaio e aprile.
Buon keiko a tutti.
Per quanto mi riguarda, per la prima volta ho visto proposto un sistema di lavoro su questa presa (ostica e, come ha sottolineato l'insegnante, non troppo approfondita nel corso delle lezioni di dojo) davvero nuovo e insolito.
Montenegro, difatti, ci ha illustrato un sistema di reazione all'attacco che, nel perseguire l'obiettivo di ottenere l'allentamento della presa di una delle due mani di uke, non "attacca" la mano posta più in basso, ossia la prima che afferra, bensì la mano alta, ovvero quella che afferra per seconda, generalmente la più forte e serrata.
Con una ingegnosa manovra di pressione ottenuta spostando il peso verso uke, si crea difatti una leva che costringe quello a mollare la presa con quella mano, perdendo gran parte della propria forza e capacità di immobilizzazione.
E' stato molto illuminante vedere attuate tecniche assai varie partendo da questo particolarissimo approccio, a me del tutto sconosciuto nonostante venticinque anni di pratica non del tutto indegni.
Questo è praticare sotto la guida di istruttori così speciali e costituisce uno stimolo continuo e costante al miglioramento, al non appagamento, alla ricerca.
L'anno prossimo, tenteremo di aggiungere al tour di Montenegro in Puglia una ulteriore data a Foggia, che, rivendichiamo con orgoglio la cosa, è stata una delle prime città che ha creduto nel lavoro di questo preziosissimo istruttore, il cui sapere ed operato è patrimonio della aikikai tutta e dovrebbe essere meglio e più adeguatamente valorizzato soprattutto da chi si ispira all'insegnamento del Maestro Fujimoto, del quale Montenegro è un divulgatore eccezionale.
Soddisfazione generale, come sempre, tra i praticanti, il che non è affatto scontato, perchè il "pubblico" è esigente e niente affatto facile agli entusiasmi.
A presto per i nuovo appuntamenti dell'anno nuovo, che dovrebbero tenersi in ogni caso all'incirca in ottobre, gennaio e aprile.
Buon keiko a tutti.
giovedì 7 aprile 2016
Comunicazioni importanti
A causa di una serie di inqualificabili negligenze altrui, ci troviamo costretti a cambiare, sino alla pausa estiva, la sede della nostra pratica.
Ci trasferiamo pertanto da quella precedente, in Viale Pinto 5, nella nuova sita in Piazza Turati 10, non lontano, ma in zona stadio.
Le lezioni si svolgono dunque presso la palestra Imperial, nei giorni di martedì e giovedì, dalle 20 alle 21.30.
Chiunque fosse interessato ad iniziare o riprendere la pratica, può trovarci lì, o contattarmi.
Sono ovviamente dispiaciuto di quanto accaduto, ma non avevamo alternative, ed è comunque l'occasione di liberarsi di qualche cialtrone.
Ricordo inoltre dello stage di Bari del Maestro Montenegro.
Organizzeremo due macchine per recarci all'evento. O forse più, se, come spero, ci sarà una forte adesione.
Per adesso è tutto.
Forza, ad allenarsi!
Ci trasferiamo pertanto da quella precedente, in Viale Pinto 5, nella nuova sita in Piazza Turati 10, non lontano, ma in zona stadio.
Le lezioni si svolgono dunque presso la palestra Imperial, nei giorni di martedì e giovedì, dalle 20 alle 21.30.
Chiunque fosse interessato ad iniziare o riprendere la pratica, può trovarci lì, o contattarmi.
Sono ovviamente dispiaciuto di quanto accaduto, ma non avevamo alternative, ed è comunque l'occasione di liberarsi di qualche cialtrone.
Ricordo inoltre dello stage di Bari del Maestro Montenegro.
Organizzeremo due macchine per recarci all'evento. O forse più, se, come spero, ci sarà una forte adesione.
Per adesso è tutto.
Forza, ad allenarsi!
sabato 20 febbraio 2016
Ricordo del Maestro Fujimoto
Come ogni anno, il fatidico 20 febbraio, mi trovo a ricordare la scomparsa del Maestro.
Ho già in passato, in occasione dell'anniversario e non solo, cercato di raccontare quale dolore e smarrimento ci abbia lasciato quella notizia e prima di allora, forse ancora più fittamente, quella della sua malattia.
Parlo di dolore e smarrimento a ragion veduta, e non con intenti retorici, perchè quello fu, e così è ancora.
Non penso, francamente, che il tempo abbia lenito più di tanto quella ferita, e sono convinto, sulla base dell'osservazione di me stesso, e di ciò che avverto in chi lo ha amato e ammirato, che quella condizione per così dire di lutto persista piuttosto immutata e integra.
Ciò non ha naturalmente scalfito la voglia di impegnarsi nello studio, migliorarsi, progredire e fare progredire aikidoisticamente chi pratica sotto la nostra guida, anzi è accaduto forse il contrario.
Personalmente avverto, quale istruttore e direttore di un dojo, una grande responsabilità che tuttavia non sento e vivo come un peso schiacciante ed opprimente, e questo per una ragione semplice e chiarissima.
Quell'uomo mi ha trasmesso un sapere gigantesco, una didattica rigorosa e tuttavia gioiosa, basi tecniche straordinariamente solide e convincenti, un esempio magnifico e sicuro.
Era al contempo un Maestro inarrivabile eppure chiarissimo, un didatta severo e al contempo emozionante e creativo, un giudice da temere epperò umanissimo e coinvolgente.
Come accade rarissimamente, in una sola persona si sono miracolosamente fusi pressochè ognuno dei caratteri che fanno grande e irripetibile qualcuno, eppure è accaduto, e noi italiani abbiamo avuto la straordinaria fortuna di averlo con noi per un intenso ed eccezionale quarantennio.
Rimane e deve rimanere tantissimo della sua azione, del sapere che ha radicato, dell'entusiasmo che ha generato in chi, direi intelligentemente, ha capito con quale colosso avesse la fortuna di praticare e apprendere.
Qualcun altro quella intelligenza non l'ha avuta, e sono sinceramente dispiaciuto per chi non ha compreso.
Per quanto mi riguarda, sono felice e appagato dell'aikido che pratico, e non sento il benchè minimo bisogno di integrarlo o "arricchirlo" contaminandolo con discipline o suggestioni che servano a riempire un vuoto tecnico che non avverto affatto.
Ogni giorno è nuovo e irripetibile grazie alle basi che ho ricevuto dal Maestro e il cui esempio è sempre davanti a me, come un gioioso e costante "monito" a fare le cose per bene, e a dare un senso a ciò che facciamo e alla nostra presenza ovunque siamo e qualsiasi cosa ci dedichiamo.
Pare che funzioni, il metodo Fujimoto.
Oggi, che è un giorno un pò triste, faremo a Bari un bell'allenamento in suo ricordo.
Dedicategli un pensiero, se volete.
A presto.
Ho già in passato, in occasione dell'anniversario e non solo, cercato di raccontare quale dolore e smarrimento ci abbia lasciato quella notizia e prima di allora, forse ancora più fittamente, quella della sua malattia.
Parlo di dolore e smarrimento a ragion veduta, e non con intenti retorici, perchè quello fu, e così è ancora.
Non penso, francamente, che il tempo abbia lenito più di tanto quella ferita, e sono convinto, sulla base dell'osservazione di me stesso, e di ciò che avverto in chi lo ha amato e ammirato, che quella condizione per così dire di lutto persista piuttosto immutata e integra.
Ciò non ha naturalmente scalfito la voglia di impegnarsi nello studio, migliorarsi, progredire e fare progredire aikidoisticamente chi pratica sotto la nostra guida, anzi è accaduto forse il contrario.
Personalmente avverto, quale istruttore e direttore di un dojo, una grande responsabilità che tuttavia non sento e vivo come un peso schiacciante ed opprimente, e questo per una ragione semplice e chiarissima.
Quell'uomo mi ha trasmesso un sapere gigantesco, una didattica rigorosa e tuttavia gioiosa, basi tecniche straordinariamente solide e convincenti, un esempio magnifico e sicuro.
Era al contempo un Maestro inarrivabile eppure chiarissimo, un didatta severo e al contempo emozionante e creativo, un giudice da temere epperò umanissimo e coinvolgente.
Come accade rarissimamente, in una sola persona si sono miracolosamente fusi pressochè ognuno dei caratteri che fanno grande e irripetibile qualcuno, eppure è accaduto, e noi italiani abbiamo avuto la straordinaria fortuna di averlo con noi per un intenso ed eccezionale quarantennio.
Rimane e deve rimanere tantissimo della sua azione, del sapere che ha radicato, dell'entusiasmo che ha generato in chi, direi intelligentemente, ha capito con quale colosso avesse la fortuna di praticare e apprendere.
Qualcun altro quella intelligenza non l'ha avuta, e sono sinceramente dispiaciuto per chi non ha compreso.
Per quanto mi riguarda, sono felice e appagato dell'aikido che pratico, e non sento il benchè minimo bisogno di integrarlo o "arricchirlo" contaminandolo con discipline o suggestioni che servano a riempire un vuoto tecnico che non avverto affatto.
Ogni giorno è nuovo e irripetibile grazie alle basi che ho ricevuto dal Maestro e il cui esempio è sempre davanti a me, come un gioioso e costante "monito" a fare le cose per bene, e a dare un senso a ciò che facciamo e alla nostra presenza ovunque siamo e qualsiasi cosa ci dedichiamo.
Pare che funzioni, il metodo Fujimoto.
Oggi, che è un giorno un pò triste, faremo a Bari un bell'allenamento in suo ricordo.
Dedicategli un pensiero, se volete.
A presto.
mercoledì 30 dicembre 2015
aikido e spiritualità
Ad uno stage nazionale e gratuito organizzato a Foggia all'incirca un anno fa, Zucco, l'insegnante che lo dirigeva, membro della direzione didattica, ci ha ad un certo punto apostrofato chiedendoci se conoscessimo "il saluto al sole", e avuta risposta negativa dalla massima parte di noi presenti, ha commentato con una frase del tipo "ma come fate aikido e non conoscete il saluto al sole?".
La cosa mi ha un pò sconcertato, perchè non avevo mai pensato che quella della conoscenza della pratica del saluto al sole fosse un aspetto fondamentale e sembrerebbe indispensabile della conoscenza aikidostica, ma il tono scandalizzato dell'insegnante mi ha provocato un certo disappunto e suscitato una qualche apprensione circa una mia grave inettitudine per questa così grave mancanza, considerato altresì che sono pur sempre un responsabile di dojo.
Ero peraltro in grave imbarazzo, perchè a quello stage erano presenti anche alcuni allievi, e ho pensato che certamente avrebbero pensato che in anni di lezione non gli avevo mai insegnato il saluto al sole, e che diamine.
Riavutomi a fatica nei giorni e settimane successive, l'episodio mi ha comunque fatto riflettere su quale sia il nesso tra l'aikido e la spiritualità, questione annosa e mai risolta nel "pensiero" aikidoistico, e forse all'origine di molta della disistima reciproca che si avverte nelle due correnti principali della nostra associazione.
Il Fondatore era certamente fortemente impregnato di spiritualità, addirittura di esoterismo.
Dunque un approccio chiaramente caratterizzato in questo senso parrebbe certamente assai più vicino ed ortodosso rispetto all'aikido come vissuto ed elaborato da O Sensei.
Tuttavia, il primo doshu (o il secondo, anche questa è faccenda mai del tutto chiarita), Kissomaru, ha impresso una direzione spiccatamente laica alla disciplina, spogliando completamente l'aikido di qualsiasi riferimento alla trascendenza o al misticismo, e questa conformazione è del resto quella della attuale Guida, e non viene minimamente messa in discussione nell'ambiente ai suoi massimi livelli e su scale mondiale, nè lo stesso O Sensei ha sconfessato questo approccio sebbene adottato quando ancora egli era in vita.
Nè d'altro canto ho mai udito i vertici dell'aikido inserire lo yoga tra gli esercizi indispensabili alla pratica, per quanto ottimo esso sia.
Il Maestro Fujimoto non so che convinzioni religiose o spirituali avesse, ma posso dire che il suo modo di insegnare era estremamente laico e "materialista".
E non parlo soltanto delle parole che diceva quando esprimeva un pensiero, ma anche del modo in cui spiegava le tecniche, e in particolare i vari kokyunage, che sono waza che generalmente evocano grandi forze ed misteriose energie, ma che più convincentemente sono "solo" degli efficaci sbilanciamenti.
La mia opinione è che questo sia l'approccio più corretto, ma non ha nulla contro chi vive le cose in maniera, diciamo così, fideistica, o vuole operare contaminazioni con altre discipline, a condizione che non pretenda di biasimare chi non vuole farlo.
Quello che però credo si debba chiarire è che la spiritualità, intesa come ricerca di un significato etico e morale ai gesti che si compiono (che sia un fare, un non fare, un osservare, e così via) non è affatto assente in chi pure ritiene che non sia quella del misticismo la strada attraverso la quale trovare le risposte.
L'aikido, ritengo, è di per sè pregno di significato etico, morale e spirituale, e ciò senza che occorra creare discutibili connessioni con discipline filosofiche e religiose.
E' una pratica che, in ogni suo momento, trasmette valori di attenzione all'altro, dedizione, miglioramento di sè e del proprio stare al mondo.
Ogni singolo waza costituisce il frutto di una geniale rilettura in chiave morale delle antiche tecniche marziali, e quali che fossero le pulsioni che muovevano O Sensei (probabilmente religiose), esse trasmettono proprio quei valori positivi, anche a chi quella tensione religiosa non ha affatto, magari perchè ha altre e molto radicate convinzioni religiose, o non ne ha e non vuole averne.
Detto questo, ognuno faccia come ritiene, ma sarebbe il caso, per consentire la convivenza reciproca, che si eviti nelle occasioni comuni di lasciarsi andare a improvvidi biasimi e censure, perchè la verità è fuggevole, nell'aikido e non solo.
Buona pratica e buon anno a tutti.
La cosa mi ha un pò sconcertato, perchè non avevo mai pensato che quella della conoscenza della pratica del saluto al sole fosse un aspetto fondamentale e sembrerebbe indispensabile della conoscenza aikidostica, ma il tono scandalizzato dell'insegnante mi ha provocato un certo disappunto e suscitato una qualche apprensione circa una mia grave inettitudine per questa così grave mancanza, considerato altresì che sono pur sempre un responsabile di dojo.
Ero peraltro in grave imbarazzo, perchè a quello stage erano presenti anche alcuni allievi, e ho pensato che certamente avrebbero pensato che in anni di lezione non gli avevo mai insegnato il saluto al sole, e che diamine.
Riavutomi a fatica nei giorni e settimane successive, l'episodio mi ha comunque fatto riflettere su quale sia il nesso tra l'aikido e la spiritualità, questione annosa e mai risolta nel "pensiero" aikidoistico, e forse all'origine di molta della disistima reciproca che si avverte nelle due correnti principali della nostra associazione.
Il Fondatore era certamente fortemente impregnato di spiritualità, addirittura di esoterismo.
Dunque un approccio chiaramente caratterizzato in questo senso parrebbe certamente assai più vicino ed ortodosso rispetto all'aikido come vissuto ed elaborato da O Sensei.
Tuttavia, il primo doshu (o il secondo, anche questa è faccenda mai del tutto chiarita), Kissomaru, ha impresso una direzione spiccatamente laica alla disciplina, spogliando completamente l'aikido di qualsiasi riferimento alla trascendenza o al misticismo, e questa conformazione è del resto quella della attuale Guida, e non viene minimamente messa in discussione nell'ambiente ai suoi massimi livelli e su scale mondiale, nè lo stesso O Sensei ha sconfessato questo approccio sebbene adottato quando ancora egli era in vita.
Nè d'altro canto ho mai udito i vertici dell'aikido inserire lo yoga tra gli esercizi indispensabili alla pratica, per quanto ottimo esso sia.
Il Maestro Fujimoto non so che convinzioni religiose o spirituali avesse, ma posso dire che il suo modo di insegnare era estremamente laico e "materialista".
E non parlo soltanto delle parole che diceva quando esprimeva un pensiero, ma anche del modo in cui spiegava le tecniche, e in particolare i vari kokyunage, che sono waza che generalmente evocano grandi forze ed misteriose energie, ma che più convincentemente sono "solo" degli efficaci sbilanciamenti.
La mia opinione è che questo sia l'approccio più corretto, ma non ha nulla contro chi vive le cose in maniera, diciamo così, fideistica, o vuole operare contaminazioni con altre discipline, a condizione che non pretenda di biasimare chi non vuole farlo.
Quello che però credo si debba chiarire è che la spiritualità, intesa come ricerca di un significato etico e morale ai gesti che si compiono (che sia un fare, un non fare, un osservare, e così via) non è affatto assente in chi pure ritiene che non sia quella del misticismo la strada attraverso la quale trovare le risposte.
L'aikido, ritengo, è di per sè pregno di significato etico, morale e spirituale, e ciò senza che occorra creare discutibili connessioni con discipline filosofiche e religiose.
E' una pratica che, in ogni suo momento, trasmette valori di attenzione all'altro, dedizione, miglioramento di sè e del proprio stare al mondo.
Ogni singolo waza costituisce il frutto di una geniale rilettura in chiave morale delle antiche tecniche marziali, e quali che fossero le pulsioni che muovevano O Sensei (probabilmente religiose), esse trasmettono proprio quei valori positivi, anche a chi quella tensione religiosa non ha affatto, magari perchè ha altre e molto radicate convinzioni religiose, o non ne ha e non vuole averne.
Detto questo, ognuno faccia come ritiene, ma sarebbe il caso, per consentire la convivenza reciproca, che si eviti nelle occasioni comuni di lasciarsi andare a improvvidi biasimi e censure, perchè la verità è fuggevole, nell'aikido e non solo.
Buona pratica e buon anno a tutti.
domenica 18 ottobre 2015
ottobre 2015, stage con il Maestro Montenegro
La settimana prossima, e più precisamente il 24 ed il 25 ottobre, terremo a Foggia, nel solito posto (la palestra di atletica pesante Taralli, luogo storico delle arti marziali in città), l'ormai tradizionale (beh, si, è il quinto anno) seminario diretto dal maestro Montenegro, dalla estate scorsa insignito del quinto dan dell'aikikai d'Italia.
L'evento si è consolidato nel tempo come uno dei più qualificanti della stagione dell'aikido regionale.
Non mi sembra il caso di ripetere quanto questo insegnante sia speciale, e con lui il bagaglio di irripetibili e uniche esperienze acquisite negli anni della sua strettissima vicinanza al Maestro Fujimoto.
Ribadirò, allora, che si tratta di una grande occasione per incontrarci, praticare insieme, confrontarci, sotto la guida di uno straordinario insegnante, sotto la cui direzione sarà possibile progredire e crescere significativamente, andare oltre i propri limiti tecnici.
Dunque accorrete, e per tutti i due giorni di allenamento, poiché il valore dell'appuntamento è assoluto e garantito.
Auspico che soprattutto da Foggia e dintorni vengano in tanti.
Tra aikidoisti del luogo dobbiamo conoscerci, frequentarci, sudare e studiare con intensità e attenzione maggiori di quanto accada ordinariamente nelle nostre palestre.
Allora siamo d'accordo. Vi aspetto.
Per qualsiasi necessità, informazione, curiosità, fatemi uno squillo.
Cercherò di soddisfare ogni esigenza ragionevole.
A presto.
Luca
L'evento si è consolidato nel tempo come uno dei più qualificanti della stagione dell'aikido regionale.
Non mi sembra il caso di ripetere quanto questo insegnante sia speciale, e con lui il bagaglio di irripetibili e uniche esperienze acquisite negli anni della sua strettissima vicinanza al Maestro Fujimoto.
Ribadirò, allora, che si tratta di una grande occasione per incontrarci, praticare insieme, confrontarci, sotto la guida di uno straordinario insegnante, sotto la cui direzione sarà possibile progredire e crescere significativamente, andare oltre i propri limiti tecnici.
Dunque accorrete, e per tutti i due giorni di allenamento, poiché il valore dell'appuntamento è assoluto e garantito.
Auspico che soprattutto da Foggia e dintorni vengano in tanti.
Tra aikidoisti del luogo dobbiamo conoscerci, frequentarci, sudare e studiare con intensità e attenzione maggiori di quanto accada ordinariamente nelle nostre palestre.
Allora siamo d'accordo. Vi aspetto.
Per qualsiasi necessità, informazione, curiosità, fatemi uno squillo.
Cercherò di soddisfare ogni esigenza ragionevole.
A presto.
Luca
sabato 12 settembre 2015
Si riprende, finalmente.
Dunque, direi finalmente, si riprende.
Due mesi di inattività sono decisamente troppi, ma quest'anno è andata così, e per ragioni estranee alle nostra volontà.
Erano anni che non rimanevamo fermi per così tanto tempo, e la cosa non mi è piaciuta affatto.
Comunque, eccoci qua.
Dopo qualche incertezza abbiamo deciso per la continuità, e siamo rimasti dove eravamo.
Ci sarà però una nuova sala, che condivideremo con una scuola di karate che ha assunto la cogestione della struttura tutta.
Tenteremo di fare sempre meglio.
Spero verrà più gente dell'anno passato, che comunque non è andato affatto male.
Per quanto mi riguarda, conseguito il quarto dan e uscito dall'ansia che deriva dall'essere sotto esame, tenterò di migliorare le mie performances di insegnante sotto ogni profilo, tecnico, didattico e fisico che sia.
Dai praticanti tutti, e in specie da quelli abituali, mi attendo costanza, dedizione, impegno.
Organizzeremo anche quest'anno alcuni stage, con i nostri insegnanti di riferimento.
Mi auguro con tutto il cuore che anche gli iscritti delle altre palestre della zona rispondano a queste occasioni partecipando a questi eventi, come invito fortemente e decisamente i miei studenti, di qualsiasi livello, a frequentare eventuali raduni organizzati da diverse scuole.
In generale, siate curiosi, entusiasti, umili e gentili nella pratica.
E divertitevi, perchè l'aikido è eccezionalmente divertente se praticato con i giusti presupposti.
Un caro saluto a qualcuno che ci è molto caro e che sta vivendo un momento di seria convalescenza, che svolge un ruolo importante per l'aikido regionale, che attendiamo con ansia che si rimetta presto e torni a riversare tutta la sua magnifica passione e amore per questa disciplina, e che è di esempio per tutti noi.
Chiunque sia incuriosito da questa disciplina, venga a curiosare, e io cercherò di spiegare di cosa si tratta e cosa posso tentare di insegnargli.
Buon anno aikidoistico a tutti, e che sia pieno di soddisfazioni e conoscenza.
E ora basta chiacchiere...
Al lavoro.
Due mesi di inattività sono decisamente troppi, ma quest'anno è andata così, e per ragioni estranee alle nostra volontà.
Erano anni che non rimanevamo fermi per così tanto tempo, e la cosa non mi è piaciuta affatto.
Comunque, eccoci qua.
Dopo qualche incertezza abbiamo deciso per la continuità, e siamo rimasti dove eravamo.
Ci sarà però una nuova sala, che condivideremo con una scuola di karate che ha assunto la cogestione della struttura tutta.
Tenteremo di fare sempre meglio.
Spero verrà più gente dell'anno passato, che comunque non è andato affatto male.
Per quanto mi riguarda, conseguito il quarto dan e uscito dall'ansia che deriva dall'essere sotto esame, tenterò di migliorare le mie performances di insegnante sotto ogni profilo, tecnico, didattico e fisico che sia.
Dai praticanti tutti, e in specie da quelli abituali, mi attendo costanza, dedizione, impegno.
Organizzeremo anche quest'anno alcuni stage, con i nostri insegnanti di riferimento.
Mi auguro con tutto il cuore che anche gli iscritti delle altre palestre della zona rispondano a queste occasioni partecipando a questi eventi, come invito fortemente e decisamente i miei studenti, di qualsiasi livello, a frequentare eventuali raduni organizzati da diverse scuole.
In generale, siate curiosi, entusiasti, umili e gentili nella pratica.
E divertitevi, perchè l'aikido è eccezionalmente divertente se praticato con i giusti presupposti.
Un caro saluto a qualcuno che ci è molto caro e che sta vivendo un momento di seria convalescenza, che svolge un ruolo importante per l'aikido regionale, che attendiamo con ansia che si rimetta presto e torni a riversare tutta la sua magnifica passione e amore per questa disciplina, e che è di esempio per tutti noi.
Chiunque sia incuriosito da questa disciplina, venga a curiosare, e io cercherò di spiegare di cosa si tratta e cosa posso tentare di insegnargli.
Buon anno aikidoistico a tutti, e che sia pieno di soddisfazioni e conoscenza.
E ora basta chiacchiere...
Al lavoro.
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