sabato 22 novembre 2014

Elogio della gentilezza

Nell'ultima intervista rilasciata (che mi risulti, almeno), ossia quella resa in occasione del quarantennale di una organizzazione aikidoistica svizzera, la intervistatrice in un italiano un pò incerto chiese al Maestro Fujimoto cosa rendesse diverso l'aikido dalle altre arti marziali.
Il Maestro non parlò di amore universale e unione con l'universo, che pure sono importanti, diciamo così, ma rispose che ciò che rendeva diverso l'aikido era il ruolo di uke, figura questa in effetti semi sconosciuta ad altre discipline.
O meglio, disse che nell'aikido ci si alterna, continuamente, nei ruoli di uke e tori.
Alternandosi, si determinano molte conseguenze, pratiche e morali.
Fondamentalmente, ci si affida all'altro ripetutamente, e l'altro si affida a noi.
Si lavora insieme.
Si deve collaborare.
Uke "deve accettare", altra frase assai frequente nella didattica del Maestro.
Deve dare tutto se stesso nel far fronte ad una iniziativa altrui nella quale è, in qualche misura, alla mercè dell'altro.
Deve tenere, deve rialzarsi se è caduto, ma deve anche evitare di essere troppo veloce e frenetico, perchè tori deve potere provare, eventualmente sbagliare, e provare ancora.
Insomma, un lavoraccio.
I buoni uke, diceva continuamente Fujimoto, diventano di solito dei grandi aikidoisti.
Chi non si dà nel ruolo di uke, generalmente non fa molta strada.
Però c'è anche tori.
Tori, di solito ammoniva il Maestro, deve essere "gentile".
Strano concetto, in un'arte marziale.
Come gentile? Ma non stiamo facendo a botte, in fin dei conti?
Tori deve essere gentile, perchè uke si affida a lui.
Una persona si sta consegnando mani e piedi a me, prestandomi le sue articolazioni, i suoi muscoli, le sue giunture per permettermi di provare e riprovare.
Per dirla con il Maestro Tada, è il pennello del pittore, il violino del musicista.
Devo trattarla con riguardo, con attenzione.
Devo metterla a proprio agio, perchè non si spaventi, non abbia paura, vinca l'istinto che le dice di ritrarsi, difendersi, sottrarsi alla mia azione.
Non vuol dire, attenzione, praticare senza dinamismo, energia, vigore.
Al contrario, devo impiegare tutto questo ma stando sempre attento che uke sia protetto, che nulla di sgradevole gli accada.
Non si tratta di debolezza, tutt'altro.
La gentilezza è forza, controllo, sicurezza di sè.
Deve essere gentile soprattutto chi è esperto, perchè deve avere sviluppato la tecnica che gli permette di controllare anche la inadeguatezza altrui.
Non ripagate, diceva ancora il Maestro, un compagno frenetico con la stessa frenesia, uno aggressivo con maggiore aggressività, uno rigido con ancora maggiore rigidità.
Magari non riesce bene. Magari lo hanno picchiato dal primo giorno in cui è arrivato nel dojo e lui pensa che si debba fare così.
Abbiate pazienza, migliorerà se avrete pazienza anche voi.
Non cadete nel demone della rabbia, perchè altrimenti non c'è aikido.
Siate gentili.
Forti e gentili, come era il Maestro.
Buon allenamento.

domenica 26 ottobre 2014

Stage di ottobre. Qualche riflessione.

Abbiamo partecipato, a Foggia il fine settimana scorso, ad uno stage intenso e ricchissimo, sotto la guida di sensei Montenegro.
Partecipazione entusiasta e un buon numero di praticanti hanno ascoltato raffinate spiegazioni e illustrazioni puntuali e scientifiche sulla costruzione ed esecuzione di tecniche complesse e articolate, permettendoci di rivivere il clima di studio e ricerca che erano propri dei seminari del Maestro Fujimoto.
Niente, e questo è quello che trovo davvero affascinante, risulta semplice come lo si immagina, quando la spiegazione viene affidata ad un istruttore così qualificato e dalla conoscenza così radicata e raffinata.
Nulla dei singoli aspetti di waza apparentemente conosciutissimi e noti risulta scontato e già rivelato quando pratichi con questo genere di insegnanti, la cui didattica spiega bene perchè ogni e singolo aspetto della tecnica vada curato in ogni suo dettaglio perchè un sistema marziale possa dirsi serio e credibile.
Lo ripeto, perchè mi sembra lapalissiano.
La tecnica è la base di tutto.
Posso suonare la chitarra con grande trasporto e passione, ma rimarrò uno strimpellatore sino a quando non acquisirò consistenza tecnica.
Posso giocare a tennis correndo come un pazzo e tirando legnate, ma la palla non entrerà in campo e l'avversario mi farà a pezzi sino a quando non mi dedicherò davvero al perfezionamento della mia tecnica di impatto palla, piazzamento, tempo del colpire, la mia preparazione atletica.
Perchè per l'aikido possa essere differente, rimane un mistero.
Sento dire che nell'aikido la tecnica è secondaria, e rimango basito.
Ma che diavolo vuol dire?
Ho partecipato ad uno stage tenutosi ancora  a Foggia due settimane prima, e non ho trovato il benchè minimo spunto tecnico che fosse suscettibile di essere trasmesso nel corso delle mie lezioni successive.
E' possibile che si tramandi un sapere che non riceve una trasmissione compiuta e dettagliata?
Quando non avremo più, e sta già accadendo, grandissimi maestri che "colmano" le nostre lacune, che tipo di conoscenza saremo in grado di trasmettere?
Ecco, per rispondere a questo tipo di domande, uno stage come quello di Montenegro sensei mi sembra essere la migliore delle soluzioni possibili.
Scientificità. Precisione. Cura di ogni particolare.
Perchè faccio qualcosa, perchè accade qualcosa, cosa accade se non faccio le cose in questo modo.
Altrimenti nulla, a mio giudizio, ha senso.
E non sopravviverà mai, l'aikido, al venir meno delle sue grandissime figure, che ancora sono in gran misura il collante, la forza che tiene assieme tutto il nostro mondo.
E poi fatica, sudore, niente chiacchiere sull'infinito, le vette della spiritualità, i saluti al sole.
In giro per il mondo, nei dojo di aikido dalla Groenlandia alla Australia, una tecnica è una tecnica, pure con le sue sfumature e differenti interpretazioni.
Nei dojo di aikido si trasmette un complesso di conoscenze organizzato, non sensazioni e grandi verità sulla vita.
La nostra disciplina può certamente aiutare ad essere persone migliori, ma attraverso la pratica, non le preghiere.
La cultura giapponese è fare, molto più che parlare.
Fare le cose in modo impeccabile, perchè la nostra presenza abbia un senso.
Da questo deriva tutto il resto.
Vivere ogni momento con intensità, irripetibilità.
Da qui giunge la unicità del Giappone e il fascino che promana da esso e dalla sua storia.
Ichi go. Ichi e.
Detto questo, ognuno trovi la sua strada.
Noi, allo stage, ci siamo divertiti e abbiamo imparato molte cose.
Chi ha ritenuto di non venire, forse sa già tutto. Buon per lui.
Buon allenamento a tutti, quale che sia l'idea di allenamento che abbiamo.
Alla prossima.

domenica 12 ottobre 2014

Sabato e domenica prossima stage

Dunque ci siamo...
Primo stage dell'anno per il dojo, ospite sensei Montenegro.
Non c'è bisogno, credo, che io lo presenti nuovamente.
Chiunque ci segue ne ha già letto su queste pagine, e visto descrivere la bravura e rinomanza a livello tecnico, e la grande testimonianza direi storica quale assistente e strettissimo collaboratore di Fujimoto shihan.
Chiunque poi abbia potuto seguire il Maestro, seppure solo sporadicamente, avrà visto Montenegro svolgere il ruolo di uke di quel genio in modo davvero mirabile, unico.
Se non lo aveste visto all'opera, basterà cliccare sul vostro computer per visionare alcuni video bellissimi nei quali potrete avere una idea della perfezione di questo aikidoista nell'assecondare il lavoro del Maestro nell'ultimo periodo, quello a mio giudizio più alto, della azione fujimotiana.
Montenegro è, ne sono assolutamente convinto, un insegnante speciale, il cui sforzo di diffusione e divulgazione dell'aikido del Maestro va incoraggiata e sostenuta.
Spero che accorriate in tanti.
Da Foggia e da altrove.
Mai nessuno è rimasto deluso dalla partecipazione ai raduni organizzati per questo sensei in terra di Puglia.
Cercate di venire e di rimanere entrambi i giorni.
Di partecipare con la mente sveglia e con voglia di imparare e comprendere.
Se si vuole crescere nella conoscenza è indispensabile che ci sia dedizione, e se avete passione per l'aikido potete e dovete rinunciare a qualcosa, come andare a letto un pò prima il sabato sera o alzarvi presto la domenica mattina.
Ovvio, no?
La locandina è dovunque, per chi vuole leggerla.
A presto.
Luca

domenica 21 settembre 2014

Impressioni di settembre

Tra poco più di un mese, si svolgerà a Roma la celebrazione dei cinquant'anni di presenza ufficiale dell'aikido in Italia.
E' un evento, quello della festa dell'associazione, che si ripete ogni decennio, ma posso dire che nel ricordo degli aikidoisti, per lo meno quelli della mia generazione, rimane molto vivo quello della celebrazione del trentennale, avvenuta nel 1994.
Avvenne ancora a Roma (dove torna dopo il quarantennale organizzato a Bologna), e di quelle giornate girano anche molti video con le dimostrazioni di alcuni tra i più grandi maestri allora viventi.
Intervennero naturalmente gli shihan residenti, ossia Fujimoto, Hosokawa, Kurihara.
Fujimoto, che allora per me era un insegnante molto lontano e mai visto, fu autore di un embukai magnifico.
Potente, sferico, elegantissimo.
Hosokawa si cimentò in particolare in una serie di tecniche di koshinage velocissime e stupende, forse anche troppo se consideriamo che l'uke prese una fenomenale craniata, ma senza rimanerci secco.
Kurihara, che a Foggia veniva spesso e ci seguiva mensilmente, picchiò come un dannato dando una grande sensazione di efficacia (soprattutto da attacchi da coltello), con sicuro effetto di reclutamento di nuovi iscritti.
Poi c'erano Asai, Ikeda, e alcuni maestri giapponesi meno noti quali Kubota, Yamada (non Yoshimitsu), Tsuboi.
C'erano poi il Maestro Tada, l'origine di tutto.
E il Doshu dell'epoca, il già vecchio Kisshomaru.
Fece, supportato da due grandissimi uke, un bellissimo embukai.
Erano giorni più felici.
L'aikido italiano era in piena espansione, e godeva di ben tre Maestri residenti, e di un immenso shihan che lo dirigeva ancora forte e giovane.
A distanza di venti anni, mi pare che la situazione si sia molto complicata.
L'associazione mi risulta abbia perduto, lo scorso anno, qualcosa come cinquecento iscritti.
Credo si tratti di una notizia piuttosto sconvolgente, perchè vuol dire che abbiamo perduto qualcosa come il dieci per cento dei praticanti.
Non so se si tratti di gente che smette di fare aikido, e non viene rimpiazzata, o di persone che proseguono in altre organizzazioni.
D'altronde, da qualche anno non abbiamo più insegnanti giapponesi residenti.
Cosa festeggiamo, allora?
Una storia cinquantennale, certo.
Ma ci saremo tra cinquant'anni? Come associazione, intendo.
Pur non essendo affatto un entusiasta del ricambio generazionale a tutti i costi (le capacità non sono mai un fatto esclusivamente anagrafico), ritengo che la nostra associazione sia decisamente gerontocratica, e che d'altronde sia lo specchio del Paese stesso.
Anche lo stage del cinquantennale, d'altro canto, ne è in qualche modo una dimostrazione.
Ci saranno gli stessi identici insegnanti giapponesi di venti anni fa, o meglio quelli che sono sopravvissuti, ma con venti anni di più.
Al trentennale il doshu era il più vecchio, ora sarà il più giovane (eppure non è un ragazzino, diciamo così).
La nostra direzione didattica (bizzarro organo con nomina a vita) si esibirà con la età media credo di oltre settant'anni dei suoi venerati membri, ai quali compete lo svolgimento esclusivo di tutti gli stage promozionali (a proposito, c'è ne è uno a Foggia all'inizio di ottobre; è gratis, e dà punteggio, dunque accorrete).
Speriamo bene.
Parafrasando Allen, direi però che Ueshiba è morto, Fujimoto pure... e anche io non mi sento un granchè bene.
Buona festa, aikikai cara.
Verrò anche io a portare un regalino e rievocare i bei vecchi tempi.

lunedì 1 settembre 2014

Si riprende... lunedì prossimo.

Eccoci...
Ripartiamo l'otto settembre, lunedì.
Giorni e orari sono gli stessi, ovverosia i giorni dispari dalle 19.00 alle 21.00.
In molti mi hanno consigliato di fare lezioni di durata minore, perchè due ore sono troppe.
Sono però restio ad assecondare un eccessivo ammorbidimento della fatica, anche mentale, connessa all'allenamento.
Non si deve, a mio giudizio, trasformare l'allenamento in un evento troppo rilassante...
Per rilassarsi, l'ho già detto, ci sono i massaggi...
Per pregare, ci sono i templi...
Per fare aikido, e spero un buon aikido, potete venire da noi.
Ad ottobre abbiamo lo stage con il maestro Montenegro.
E' un grande evento, e spero che prosegua la ascesa, in termini di partecipazione ed entusiasmo, di questo appuntamento con un grande istruttore.
Due settimane prima, il 4 e il 5 ottobre, mi pare, dovrebbe esserci uno stage nazionale e gratuito presso l'altra palestra.
E' un bene che Foggia ospiti raduni importanti, e dunque invito tutti i miei allievi a partecipare anche a quel momento.
Chi volesse venire a trovarci, perchè incuriosito dall'aikido, venga prima possibile.
Sarà un piacere accogliervi e spegare quello che siamo e facciamo.
Auguro a tutti, ed a me stesso, che sia un anno aikidosticamente intenso e soddisfacente.
Vi aspetto numerosi e motivati.
A presto.
Luca