venerdì 25 aprile 2014

3 e 4 Maggio 2014 stage da non perdere

Ricordo a chiunque volesse vivere un week end di pratica aikidoistica di alto livello che sabato 3 e domenica 4 maggio a Bari il Waka Ki Dojo diretto da Domenico Casale ospita ed organizza uno stage del maestro Daniele Montenegro, giovanissimo e valente yondan, e insegnante di fama internazionale.
Si tratta, lo ripeto, di una occasione rara di vedere all'opera un istruttore di rilievo davvero speciale, la cui vicinanza al Maestro Fujimoto, del quale è stato per circa un decennio l'assistente personale, ha lasciato una impressionante capacità di esecuzione e profondità didattica.
Lo ritengo, mi è già capitato di dirlo ma lo ripeto perchè ne sono profondamente convinto, il successore più credibile dell'aikido elaborato dal Maestro negli ultimi lustri di vita, e che sono stati, a mio giudizio, quelli più incredibilmente evoluti e impressionanti.
A quel decennio e a quella vicinanza occorre aggiungere un grande talento personale, e una ricchissima esperienza da professionista della disciplina, che non vanno affatto trascurate nella valutazione complessiva del personaggio.
Ogni lezione con questo sensei lascia una grande sensazione di arricchimento e crescita aikidoistica, e non può fare restare indifferente chiunque voglia davvero progredire ed evolvere.
Da Foggia cercheremo di essere in tanti.
Spero che l'appuntamento venga valorizzato degnamente, e costituisca l'ennesimo tassello per l'affermazione di sensei Montenegro quale divulgatore prezioso e insostituibile del sapere e del lascito del mai troppo rimpianto Maestro Fujimoto.
Vi aspetto.

sabato 12 aprile 2014

Aikido della domenica

Ci si può svegliare la mattina dopo uno stage pieni di doloretti più o meno "invalidanti", e con la fortissima sensazione non solo che ne sia valsa la pena, ma che quei dolori siano la prova tangibile di avere fatto il dovuto, il necessario, ciò che va fatto per progredire e crescere di livello.
Io li capisco, i pigri.
Venire a fare stage come quello condotto dal Maestro Foglietta non è come andare a fare una passeggiata in bicicletta in giro per la città, o una scampagnata per prati.
Devi sudare, sopportare fatica, porre attenzione.
No, troppo stressante per molti.
Tuttavia, mi chiedo sempre in questi casi cosa ci si aspetti di avere da una pratica comoda, da pancia piena, o se vogliamo da approccio rilassato.
Scelgo di fare aikido perchè voglio rilassarmi?
Ma allora, benedetti figliuoli, non sarebbe molto meglio dedicarsi, chessò, alla pittur creativa, o prenotare una seduta di massaggi?
Mi fa sempre specie prendere atto come i più filosofeggianti tra i praticanti siano puntualmente i più pelandroni.
Praticano aikido per raggiongere improbabili illuminazioni, ma pretendono di arrivarci senza sudare.
Tutta questa tecnica e questa fisicità...
Ma non siamo mica atleti, si dicono...
O peggio, sportivi!
Siamo artisti marziali, cerchiamo l'assoluto.
Io dico, miei cari artisti, che dietro le illuminazioni ci sono grandi fatiche, mentali e fisiche.
Sarebbe opportuno dismettere i panni degli aspiranti saggi, perchè non è cosa per la maggior parte di noi, e divenire per lo meno dei discreti praticanti.
Detto questo, agli stage ci si diverte.
Soprattutto se si suda e si fa fatica.
Altrimenti a che serve?
Altrimenti è meglio fare una scampagnata.
Oppure un picnic.
Veniamo anche io e Foglietta.
Un saluto e buona pratica.

martedì 1 aprile 2014

Stage con il maestro Foglietta, 5 e 6 aprile 2014

Sabato e domenica prossimi terremo a Foggia uno stage diretto dal Maestro Roberto Foglietta, VI dan di aikido, già consigliere dell'aikikai d'Italia e da oltre trent'anni responsabile dei dojo di Pesaro e Rimini ren bu Kai.
E' da noi per la quinta volta, e spero che all'appuntamento non manchino in specie gli aikidoisti della zona.
Tuttavia la caratura del personaggio, spesso impegnato nella conduzione di raduni in tutta Europa, consiglierebbe anche a chi è lontano di venirci a trovare.
Ribadisco che stage del genere non sono semplici da organizzare, e costituiscono occasioni irripetibili per una pratica diversa e più stimolante di quella ordinaria del dojo di appartenenza.
L'insegnante è prezioso e di livello alto, e sarebbe un peccato non partecipare ad un momento di raduno di diverse scuole ed esperienze di questo genere.
Non ho bisogno di aggiungere altro.
Chi verrà, tornerà certamente alla propria pratica quotidiana più forte e maturo.
Vi aspetto.
La locandina, è sul sito aikikai.
Per ogni informazione, non esitate a contattarmi.

Luca

giovedì 20 febbraio 2014

Due anni

Rimane, come sempre in questi casi, il dubbio su che cosa avrebbe potuto fare un genio di quella caratura qualora fosse vissuto di più.
E' venuto a mancare nel momento di massima creatività e splendore.
Il suo aikido, che era già e da sempre elegante, sferico, preciso e dinamico, si era venuto affinando magnificamente, sino a toccare vette di bellezza ed efficacia a mio giudizio inarrivabili dagli altri shihan.
Un maestro giunto giovanissimo e certamente incompleto aveva, non si comprende come, percorso una strada di perfezionamento didattico e di esecuzione inimmaginabile e stupefacente, trasformandosi in uno shihan ammiratissimo e ricercato dagli aikidoka di tante nazioni e continenti.
Come ha fatto a fare tutto questo, davvero non saprei.
Credo si sia trattato di un genio assoluto, unico e insuperabile.
Abbiamo avuto, meritandolo o meno, la incredibile fortuna di averlo in Italia, accanto a noi per quaranta anni prima che un male implacabile ce lo portasse via.
Ricordo bene che, assai prima di ammalarsi gravemente, e iniziare un inarrivabile avvicinamento alla morte con una dignità e una dedizione all'aikido che non ha eguali, già diceva che, avvicinandosi la soglia dei sessant'anni, avrebbe smesso assai presto, e ci aveva invitato a seguirlo assiduamente, perchè poi non sarebbe stato più possibile.
La predizione si è rivelata tragicamente azzeccata, e ce lo ha portato via rapidissimamente.
Per mia fortuna lo presi terribilmente sul serio, e ho cercato di perdermi poco di quanto tempo restava.
Da questo punto di vista, non ho particolari rimpianti, e tuttavia la cosa mi consola pochissimo.
Ho imparato grazie a lui e in specie nell'ultimo biennio una quantità e una qualità di cose sull'aikido, e mi permetto di dire su come si sta al mondo, da essergliene grato finchè vivrò.
Mi manca moltissimo la sua guida, che mi ha permesso di apprezzare davvero, e profondamente, la disciplina alla quale dedico una parte così importante dei miei pensieri e dei miei momenti.
Affermo, perchè so che è così, che avrei lasciato l'aikido almeno dieci anni fa, qualora questo immenso maestro non si fosse trovato sulla mia strada.
Affermo inoltre, e so che è così, che grazie a lui non lascerò mai l'aikido.
Grazie infinitamente, Sensei.
Per sempre tuo.
Foggia

sabato 25 gennaio 2014

Aikido dinamico

Ho letto qualche libro di aikido, talvolta, e non ho mai rinvenuto, nella spiegazione delle tecniche, il benchè minimo accenno al tenere le anche basse, o le ginocchia flesse, o a svolgere movimenti ampi e aperti.
Le spiegazioni sono generalmente rivolte ad aspetti legati alla dinamica delle mani e dei polsi, la posizione dei piedi, o contengono suggerimenti su dove poter colpire o, spesso, sull'atteggiamento mentale da tenere per conseguire importanti risultanti nel possibile combattimento o addirittura nella vita.
Praticare sotto la guida del maestro Fujimoto comportava invece un continuo richiamo all'atteggiamento del corpo, e si accompagnava generalmente a pertinenti riflessioni su cosa sia il movimento aikidoistico, e su quanto sia importante caratterizzare l'allenamento di una certa "fisicità", o se preferiamo un effettivo dinamismo.
Il Maestro, mi è già capitato di dirlo, ha praticato e illustrato sino all'ultimo, anche quando la malattia lo aveva oramai vinto, con quell'attenzione alla muscolarità.
Muscolarità, naturalmente, mai intesa alla stregua di spendita e accumulo di forza bruta, ma al contrario come sano irrobustimento, ed effettivo impiego tuttavia delle fasce muscolari e della energia che esse possono determinare.
La muscolarità, ad esempio, richiesta nel tenere una presa di tori, nella quale evitare che si apra uno spazio nel palmo della mano di chi tiene, e che ci obbliga a piegare le ginocchia, adeguare il corpo alla condizione di schiacciamento cui ci costringe la azione del compagni di allenamento.
Prima di iniziare il mio percorso con questo straordinario Shihan, ero anche io, che pure praticavo da tanti anni, completamente a digiuno di nozioni di questo genere.
Ancora oggi, mi capita, sia pure piuttosto raramente, di avere visite di qualche praticante proveniente da altri dojo, e che magari è incuriosito dalle mie lezioni e dalle riflessioni che derivano dalla mia esperienza con il Maestro, ed al quale propongo appunto quel modo di fare aikido.
La lezione è allora, generalmente, tutta un "abbassa le anche, tieni la presa, avvicinati a lui, chiudi le ascelle, adotta posizioni più lunghe", e così via.
La mia sensazione è spesso che rifiutino questo approccio, che certamente gli appare faticoso appunto muscolarmente, e difatti di solito non tornano.
Vanno all'altra palestra, nella quale si fa in maniera differente.
Quando parlo di aikido dinamico, io non intendo evidentemente una pratica nella quale si tiri in maniera forsennata, magari a ritmo altissimo, ma rimanendo pressochè fermi sul posto, o rigidi come pertiche, o al più collezionando cadute su cadute, senza la benchè minima precisione, tecnica, corretta distanza e postura.
Fare una tecnica in suwariwaza senza fare un passo, ma magari impiegando grande forza nelle braccia.
Dinamismo vuol dire anzitutto muoversi.
Per muoversi durante la pratica, ad esempio quando siamo uke, vuo dire seguire il movimento cui ci costringe tori, reagire alle sue sollecitazioni, creare delle controspinte, accettare gli sbilanciamenti che si dovrebbero creare.
Vuol dire, in sostanza, coprire metri, o tatami se preferiamo, sia che riceviamo la tecnica che quando la eseguiamo.
Muoversi marzialmente, o se vogliamo aikidoisticamente, richiede, data la matrice marziale, anche una postura bassa e lunga, o meglio alternare posture basse ad altre alte, magari più e più volte durante l'esecuzione di una stessa tecnica.
E' faticoso muscolarmente, e costringe a pensare a cosa si sta facendo, e a prestare grande attenzione alla precisione.
Ma è così che questa pratica ha un senso.
E' così che è possibile eseguire tecniche credibili.
Nell'aikido non c'è verifica della efficacia.
Se un tennista invece non piega le ginocchia, o non si sposta sul campo, certamente sbaglia il colpo, o non raggiungerà nemmeno la palla.
Provate, per avere la conferma.
Pensiamo anche a questo, quando pratichiamo, per avere un riscontro.
L'illuminazione, forse, arriverà.
Nel frattempo, sarebbe il caso di praticare degnamente.
Buon allenamento.

domenica 15 dicembre 2013

Fisiologici conflitti.

Succede, prima o poi, che si verifichino forti tensioni all'interno di un dojo, e che tanto accada perchè l'insegnante, a torto o a ragione, sia avvertito dagli allievi più avanzati come insufficiente.
Iniziano, allora, a praticare difformemente dalle direttive ricevute.
Eseguono le tecniche ispirandosi ad altri insegnanti, riproducendone le movenze e gli atteggiamenti corporei, e magari risultano anche accattivanti verso gli altri praticanti, che magari iniziano ad imitarli, destabilizzando la lezione.
Analogamente, ho spesso sentito o letto della delusione di alcuni sensei di fronte a questo fenomeno, fonte di delusione, stupore, sofferenza, per l'atteggiamento "irriverente" assunto da quegli allievi, che spesso erano particolarmente amati e nei quali l'insegnante pensava di avere una sorta di figlio "aikidoistico".
Chi ha ragione, è naturalmente qualcosa che dipende molto dalle situazioni caso per caso, e dunque è difficile generalizzare.
Tuttavia, mi è capitato di essere stato, per così dire, in entrambi i ruoli, e ne ho tratto alcuni insegnamenti.
Il punto di vista del sensei è generalmente quello di chi sente di avere creato qualcosa, sopportando le difficoltà di mettere su un dojo, passando attraverso mille peripezie, fatiche, spese.
Adesso arriva qualcuno che si è allevato, si è inserito in quel sapere, e senza alcuna gratitudine, ecco che quegli allievi deviano dalla linea impressa, mettendo in pericolo il rispetto e la considerazione verso il sensei.
In una parola, usurpazione.
L'allievo ha un punto di vista differente.
Dice a se stesso che ha studiato, si è impegnato, ha inevitabilmente, come un figlio che pure cresce nel rispetto del padre, deciso, ad un certo punto, di crearsi un suo percorso, guardarsi altrove, in una parola diventare adulto.
L'insegnante, spesso, ha inoltre da tempo smesso di studiare, di aggiornarsi, di crescere.
Si è accontentato di quello che sa, e pretende che gli sia dovuta devozione, più che riconoscimento di autorevolezza.
Spesso sostiene di non essere tenuto a studiare perchè, nella sostanza, lo ha fatto per tutta la vita, e dunque non è più tenuto a dimostrare nulla.
Penso che se avesse continuato a praticare con lo spirito giusto, quello di chi non si sente arrivato, forse la insubordinazione non sarebbe avvenuta.
D'altro canto, spesso l'allievo promettente pensa gli sia dovuta, gli spetti, la supremazia.
Si dice che è giovane, vigoroso, spicca certamente tra i praticanti, ed è dunque il suo momento.
Senza prendere a prestito la psicanalisi, o la zoologia, la sfida del giovane maschio al vecchio leone, è in buona misura fisiologica e inevitabile.
Però, va anche detto che un dojo non è la savana africana, e dunque le cose non possono mettersi semplicemente in questi termini.
Il punto, allora, è che spesso entrambi gli atteggiamenti sono sbagliati.
Il sensei, nella sostanza, ha due strade.
O studia, come dovrebbe essere più corretto, tutta la vita, continuando a sforzarsi di progredire, crescere, e allora in questo modo generalmente diventa attaccabile assai più tardi, e la sua posizione è meno semplice da mettere in discussione.
In tal caso, cedere il suo ruolo potrebbe non essere necessario per moltissimo tempo, potendo rinviarsi il problema della successione all'effettivo emergere di un grandissimo talento o al tardo sopraggiungere delle vecchiaia, momento nel quale si è più pronti, se non addirittura desiderosi, di passare la mano, o almeno ritagliarsi un ruolo differente.
Al contrario, se non ha voglia abbastanza precocemente di fare tutto questo, dovrebbe iniziare a rassegnarsi all'idea che è venuto il tempo di abdicare, perchè c'è qualcuno che può dare di più alla crescita collettiva, o almeno non ostacolare l'emergere di altri riferimenti all'interno del dojo, accompagnandoli e accettandoli, piuttosto che contrastarli.
Gli allievi più bravi, d'altro canto, dovrebbero seguire un percorso non solo tecnico, ma anche umano.
Dovrebbero, in sostanza, e prima di arrivare a chiedere di prendere il comando perchè tecnicamente molto preparati, mettersi a disposizione del dojo, manifestare abnegazione e dedizione verso le sue sorti.
Arrivare prima di tutti, andarsene dopo, aiutare il sensei in qualunque modo, prima, durante e dopo le lezioni.
Solo così si dimostra di essere pronti a succedere, e di meritarlo.
Se io ho un allievo bravo, ma non fa nulla per convincermi che si prenderà cura del club, di quello che è per me come un figlio, o come una casa che ho tirato su con le mie forze, allora certamente non potrò fidarmi e farmi serenamente da parte.
D'altronde, se il mio maestro, al quale voglio molto bene, invece che gioire per i miei progressi e per la mia crescita, mostra fastidio, e insofferenza, arroccandosi nella sua autorità piuttosto che valendosi della sua autorevolezza, inevitabilmente perderà stima e considerazione.
Se ognuno operasse correttamente, a mio giudizio gran parte delle rotture e delle delusioni che spesso si verificano nelle nostre palestre non ci sarebbero.
Per me è ancora un pò presto per trovarsi in questa situazione, ma già mi sto preparando all'evento, e ad una sua gestione sana e intelligente.
Cercherò difatti, per quanto mi riguarda, di fare applicazione di queste considerazioni, che sono anzitutto delle riflessioni personali frutto di una esperienza diretta, e di situazioni alle quali ho assistito.
Ai miei allievi, attuali e futuri, dico che mi considero un funzionario dell'aikido, e non un proprietario del dojo, e che dunque all'apice di tutto stanno le sorti dell'aikido cittadino, e non la mia vanagloria.
Quando non avrò più la voglia o la possibilità di progredire, sarà il momento di farmi da parte.
Allo stesso tempo, tuttavia, dico che la successione potrà avvenire solo a favore di chi mi dimostrerà, con i fatti e non solo con le parole, che la pensa allo stesso modo.
Nel frattempo, pensiamo ad allenarci.

sabato 23 novembre 2013

Finalmente tanti!

Al terzo appuntamento con Montenegro sensei, ecco che arriva finalmente uno stage riuscitissimo, partecipato, intenso e coinvolgente.
Era nell'aria, per carità.
A Bari, nel maggio scorso, lo stage organizzato dal Waka Ki Dojo con lo stesso straordinario istruttore era andato molto bene.
Anche i nostri precedenti raduni del maestro Montenegro, poi, avevano suscitato interesse e curiosità.
D'altronde, quest'anno a Foggia, all'Aikikai Daunia, siamo molti di più, e posso dire di avere, per la prima volta da quando insegno da solo, una classe di studenti giovane e motivata, che lasciava ben sperare.
Detto questo, rimaneva il dubbio che anche questo appuntamento venisse disertato dai più, rimandando ancora una volta la definitiva affermazione della realtà cittadina come culla di un aikido rispettato e rispettabile, propositivo e degno di menzione.
Invece è andato tutto per il meglio.
Tanta gente, di diversa provenienza, addirittura due yudansha di Bologna ed, ebbene si, La Spezia, che meritano davvero riconoscenza e ammirazione.
Lezione, come sempre, complessa e incredibilmente stimolante, espressione di un sensei che va incoraggiato a proseguire in questo gravoso e magnifico compito di perpetuare l'aikido del maestro Fujimoto nel suo massimo splendore, quello dell'ultimo decennio di vita e insegnamento.
Primo giorno dedicato, decisamente, agli yudansha, con waza da shomenuchi, e grande e sofisticatissimo lavoro di entrata e tanto, tantissimo kaiten.
Secondo giorno, con studio su attacchi laterali, ovverosia da gyakuhanmi katatetori  e yokomenuchi.
Precisione e attenzione ai dettagli, enorme e magnifica.
Vedendo la reazione dei partecipanti, direi di avere avuto l'ennesima conferma della bontà della decisione di invitare questo istruttore di incredibile caratura.
Mi è sembrato di cogliere, dai visi e dalle dichiarazioni degli allievi e degli intervenuti tutti, ammirazione e direi in qualche modo reale entusiasmo, pure a fronte di un lavoro serio e tecnicamente attento, poco incline alla spettacolarizzazione, e che invece ha fatto breccia, lasciandoli rinvigoriti nella loro voglia di fare aikido e apprendere.
La prova migliore, d'altro canto, l'ho avuta vedendo la partecipazione alle lezioni nella settimana successiva allo stage.
Praticamente il tutto esaurito, il che attesta inequivocabilmente quanto questi ragazzi si siano sentiti stimolati e ricaricati.
Ne sono felice.
Spero che continui così.
Complimenti vivissimo al maestro Montenegro, che sono sicuro si affermerà come un esponente di importanza non solo nazionale dell'aikido contemporaneo, e che mi auguro, nell'interesse di tutti e mio per primo, non si stanchi di lavorare in questo modo, con questa dedizione e fedeltà alla immensa sapienza che ha ereditato, che si è conquistato, e che è fondamentale non vada perduta.
Ai responsabili di dojo, soprattutto quelli giovani, raccomando di provare ad invitare questo sensei, perchè, mi credano, non se ne pentirebbero affatto.
Buon allenamento e buona domenica.
Luca