L'Aikikai d'Italia

sabato 14 giugno 2014

Diseguaglianze virtuose

Ci sono, in linea di massima e per quanto mi riguarda, due tipi di allievo.
Quelli dai quali mi aspetto molto, e quelli dai quali non mi aspetto quasi nulla.
Ci sono naturalmente differenti sfumature, ma i primi generalmente sono quelli ai quali ogni tanto infliggo rispostacce, o ramanzine accorate.
I secondi sono quelli cui lascio fare un pò di tutto, certo entro limiti di decenza.
Ai primi, naturalmente, chiedo molto.
Se mancano, mi picco.
Se avverto che non sono completamente concentrati, ecco che parte il rimbrotto.
Quegli altri vengono continuamente incoraggiati, gli sorrido e mi mostro comprensivo e paterno.
Però, generalmente, non sono chiamati come uke.
Non contano molto, nella dinamica del dojo.
Non avranno mai davvero la mia dedizione.
Non vuole dire che non li segua, che non veda cosa fanno e che non tenti di farli crescere.
Nè tanto meno che questo giudizio sia definitivo, perchè si può passare facilmente dall'una all'altra tipologia.
Spero e credo però di rendere questa diversità di approccio.
Voglio che si veda che non sono trattati tutti allo stesso modo.
Anche negli esami, mi aspetto risultati completamente diversi, e pretendo preformance completamente diverse.
Non so, in fin dei conti, quanto i miei allievi sappiano di appartenere all'una o all'altra delle categorie.
Credo sia tuttavia un approccio corretto.
Non intendo, perchè credo sarebbe un tradimento della pedagogia che mi è stata trasmessa dal maestro Fujimoto, applicare una sorta di egualitarismo che non dica nulla della singolarità di ciascuno e dell'impegno messo.
Un'altra delle cose che ritengo di avere imparato da lui era proprio questo modo di procedere nel rapporto con chi lo seguiva.
Sorrideva a tutti, e dispensava gli stessi consigli.
D'altronde quello che mostrava era identico per tutti, eppure si capiva chi era veramente seguito e chi no.
Naturalmente, mi piace pensare che di me pensasse che fossi degno di appartenere alla tipologia dalla quale si aspettava qualcosa.
Ma chissà, forse non era così.
In questo caso, sarebbe stata una grande occasione persa.
Ai miei ragazzi chiedo di non avere dubbi, e di fare davvero il massimo.
Non risparmiarsi, non lasciarsi prendere dal demone della pigrizia.
Siate ambiziosi, fatevi valere.
Io cercherò di essere un insegnante dal quale aspettarsi qualcosa.
Ambizioso.
Che si fa valere.
Buon allenamento. Di corsa a preparare gli esami!