L'Aikikai d'Italia

giovedì 20 febbraio 2014

Due anni

Rimane, come sempre in questi casi, il dubbio su che cosa avrebbe potuto fare un genio di quella caratura qualora fosse vissuto di più.
E' venuto a mancare nel momento di massima creatività e splendore.
Il suo aikido, che era già e da sempre elegante, sferico, preciso e dinamico, si era venuto affinando magnificamente, sino a toccare vette di bellezza ed efficacia a mio giudizio inarrivabili dagli altri shihan.
Un maestro giunto giovanissimo e certamente incompleto aveva, non si comprende come, percorso una strada di perfezionamento didattico e di esecuzione inimmaginabile e stupefacente, trasformandosi in uno shihan ammiratissimo e ricercato dagli aikidoka di tante nazioni e continenti.
Come ha fatto a fare tutto questo, davvero non saprei.
Credo si sia trattato di un genio assoluto, unico e insuperabile.
Abbiamo avuto, meritandolo o meno, la incredibile fortuna di averlo in Italia, accanto a noi per quaranta anni prima che un male implacabile ce lo portasse via.
Ricordo bene che, assai prima di ammalarsi gravemente, e iniziare un inarrivabile avvicinamento alla morte con una dignità e una dedizione all'aikido che non ha eguali, già diceva che, avvicinandosi la soglia dei sessant'anni, avrebbe smesso assai presto, e ci aveva invitato a seguirlo assiduamente, perchè poi non sarebbe stato più possibile.
La predizione si è rivelata tragicamente azzeccata, e ce lo ha portato via rapidissimamente.
Per mia fortuna lo presi terribilmente sul serio, e ho cercato di perdermi poco di quanto tempo restava.
Da questo punto di vista, non ho particolari rimpianti, e tuttavia la cosa mi consola pochissimo.
Ho imparato grazie a lui e in specie nell'ultimo biennio una quantità e una qualità di cose sull'aikido, e mi permetto di dire su come si sta al mondo, da essergliene grato finchè vivrò.
Mi manca moltissimo la sua guida, che mi ha permesso di apprezzare davvero, e profondamente, la disciplina alla quale dedico una parte così importante dei miei pensieri e dei miei momenti.
Affermo, perchè so che è così, che avrei lasciato l'aikido almeno dieci anni fa, qualora questo immenso maestro non si fosse trovato sulla mia strada.
Affermo inoltre, e so che è così, che grazie a lui non lascerò mai l'aikido.
Grazie infinitamente, Sensei.
Per sempre tuo.
Foggia